mercoledì, Dicembre 1, 2021
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«Il killer dei Di Lauro che spara con la mano capovolta»

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Il summit a Cupa dell’Arco  

di Giancarlo Tommasone

L’indagine Kafka, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, nasce in seguito all’omicidio di Carmine Amoruso. Il delitto avviene il 6 marzo del 2006, in una sala bingo di Mugnano. Proprio di Mugnano, Amoruso (alias ’o papaciell’) era  capozona per conto degli Scissionisti. Nel corso dell’agguato viene ferito anche Roberto Vallefuoco. Nell’informativa di polizia giudiziaria, redatta nei confronti di elementi degli Scissionisti e del clan Di Lauro, sono riportate anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Tra questi c’è Andrea Parolisi, per molto tempo braccio destro di Amoruso.

Il racconto del collaboratore
di giustizia Andrea Parolisi

«Ero affiliato al clan Di Lauro e in particolare il mio referente sul territorio di Mugnano era Carmine Amoruso, detto “Papaciello”», fa mettere a verbale Parolisi il 19 gennaio del 2007. Il pm gli chiede: «Conosceva Amoruso già prima della sua affiliazione?». E il pentito risponde: «Si, lo conoscevo da circa venti anni; prima della mia affiliazione lavoravo a Torino e poi Amoruso, poco prima del Natale del 2003, mi mandò a chiamare per farmi lavorare con lui presso il mercato ittico di Napoli dove aveva in fitto un banco del pesce».

Il prestito chiesto al clan Di Lauro:
4 miliardi di lire (comprensivi di interessi)
restituiti rispetto al miliardo ricevuto

Il pm chiede pure se la famiglia Amoruso, avesse attraversato momenti caratterizzati da problemi economici, e il collaboratore spiega: «Carmine mi raccontò che circa una quindicina di anni fa ebbero dei problemi economici; mi disse che avevano al tempo uno stabilimento di pesce denominato “Balena” sito sulla strada che da Mugnano reca a Melito; a seguito di tali difficoltà, egli mi disse che si rivolsero ai Di Lauro, ottenendo un prestito di un miliardo delle vecchie lire. Mi disse anche che loro restituirono ai Di Lauro, quattro miliardi di lire comprensive anche degli interessi. Restituirono tali soldi nell’arco di due o tre anni». Ma come si arrivò ad assegnare a Carmine Amoruso il ruolo di capozona di Mugnano, per conto dei Di Lauro? «Ricordo – afferma Parolisi – che circa dopo un mese che io lavoravo con Amoruso ci recammo io e lui presso le Case Celesti che si trovano nel quartiere di Secondigliano a trovare Gennaro Marino detto Genny Mekkey, che io prima di quegli incontri non avevo mai visto in vita mia, ripeto si trattava del dicembre 2003». Il primo incontro a cui assiste, dice Parolisi, si svolge in una casa dello stesso palazzo «in cui avvenne l’omicidio di Carmela Attrice». Quello successivo, presso i locali garage del medesimo fabbricato.  «Inizialmente eravamo presenti io, Carmine Amoruso e Gennaro Marino; sopraggiunsero tre motociclette. Su una motocicletta viaggiavano due persone che si tolsero il casco ed io riconobbi Fulvio Montanino e Antonio Petrozzi detto ’o chiappero, sulla seconda moto vi erano altre due persone con il casco che non tolsero mai, mentre sulla terza moto vi era una sola persona anch’essa con il volto coperto dal casco ed è proprio su questa moto che Marino invitò Amoruso a salire, cosa che questi fece dopo essersi coperto il volto con un casco. L’uso del casco era dovuta al fatto di non farsi riconoscere dalle persone che li vedevano». Di lì, il gruppo si dirige nella zona di Cupa dell’Arco, da Cosimo Di Lauro (all’epoca capo del clan).  

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dobbiamo uccidere Paolo Di Lauro

«Carmine mi disse – racconta il pentito – che aveva incontrato Cosimo Di Lauro e che era stato il suo primo incontro ed aveva avuto l’impressione che stessero saggiando la sua affidabilità tant’è che egli mi disse di fare attenzione che sarebbe successo qualcosa a Mugnano. Ricordo che due giorni dopo furono uccisi Salvatore Panico detto ’o Po e Raffaele Duro, detto Spirito. Io chiamai Amoruso che si trovava a Caserta, per dirgli cosa era successo e mi disse che mi avrebbe subito raggiunto a Mugnano.  Una volta giunto mi comunicò che era il caso di tornare a Secondigliano per vedere cosa si diceva». Il collaboratore di giustizia spiega che vi fu un altro summit a Cupa dell’Arco, al quale però lui nemmeno questa volta assistette, perché rimasto alle Case Celesti in compagnia di ragazzi di Gennaro Marino. Finita la riunione, Amoruso tornò a prendere Parolisi e insieme andarono a recuperare l’auto.

L’approfondimento / Il summit a casa
di Tommaso Prestieri per scatenare la faida

«Quando rimanemmo da soli Amoruso mi disse, battendomi la mano sulla spalla, che lui era il capo di Mugnano per conto dei Di Lauro e che io ero il suo vice. Mi disse anche che dovevamo far calmare le acque dopo il duplice omicidio di Duro e Panico, anche perché dovevamo chiudere i conti dell’attività lecita presso il mercato del pesce per poterci poi dedicare a tempo pieno alla gestione degli interessi del clan a Mugnano. Fu circa quindici giorni dopo questi fatti che Amoruso mi confidò quali erano stati i motivi per i quali Cosimo Di Lauro aveva ordinato il duplice omicidio (Duro-Panico). Mi disse, per come gli avevano riferito, che esecutori materiali erano stati altri due affiliati ai Di Lauro, successivamente divenuti esponenti di spicco del clan degli Scissionisti, Arcangelo Abete e Vincenzo Notturno, detto Vettorio o Vector. Amoruso mi disse anche che Abete era solito sparare con la mano ritorta verso terra».

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