lunedì, Novembre 28, 2022
HomeNotizie di PoliticaDi Donato: «Alle Politiche ha vinto l'astensione. Grave errore di Letta»

Di Donato: «Alle Politiche ha vinto l’astensione. Grave errore di Letta»

L’ex vice segretario del Psi: «Non è corretto presentare i 5S come vincitori solo perché non sono scomparsi»

Ormai del risultato elettorale si è detto tutto, ma non tutta la verità. Riassumiamo: record di astensioni (-10% % del’18, ancor meno al sud ed a Napoli quasi il 51% degli elettori è rimasta a casa). Dovremmo seriamente preoccuparci. Quelli che hanno perso di più rispetto alle politiche del ’18 sono i 5 stelle (o ex) con 6 milioni e rotti di voti in meno, dal 32% al 15%. Non è corretto presentarli come vincitori solo perché non sono scomparsi.

A destra i 12 milioni raccolti dalla coalizione sono gli stessi del 2018, solo che circa 5 milioni di voti sono passati da Lega e Forza Italia a Fratelli d’Italia. La vittoria c’è ed è netta ma è solo della Meloni. Il Pd ha perso ma meno degli ex grillini che hanno salvato le derriere solo con le percentuali nel mezzogiorno del voto di scambio. Il terzo polo è andato benissimo al nord, meno al sud, e se l’è cavata con un dignitoso 7,8%. Per un neonato di quattro mesi appena…

L’alleanza Pd-Terzo polo

Il centro destra col 43% e rotti di voti ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi (il 59% ) perché Letta invece di allearsi con Renzi-Calenda (non potendo allearsi per con Conte che aveva provocato la caduta del governo Draghi), ha preferito andare da solo in compagnia del duo Fratoianni-Bonelli. Se si fosse alleato col terzo polo il centro destra non avrebbe raggiunto al Senato la maggioranza assoluta e sarebbe stato un altro film. Un errore fatale (non l’unico) di Enrico Letta.

Oggi il principale avversario della Meloni è Salvini. Se la neo leader saprà far valere il suo primato con un governo tipo Draghi 2 per qualità e programma (bollette, energia, Ucraina, Ue) durerà e si consoliderà, le fesserie sul ritorno del fascismo la rafforzeranno. Se invece dovesse cedere al Capitone o anche a Berlusconi, by Renzulli et similia, allora ha i mesi contati. Nell’interesse del Paese mi auguro la prima ipotesi.

Il problema del Partito Democratico

Nel Pd si dice che il problema più che di leadership è di identità. È vero. Il Pd può scegliere il radicalismo populista degli ormai ex grillini tutto “bonus”, reddito di cittadinanza e debito pubblico, alleandosi con la coda tra le gambe con chi ha perso 6 milioni di voti, oppure può decidersi a diventare un partito laburista, con una netta identità socialdemocratica, naturalmente aggiornata e adatta ai tempi, con un approccio pragmatico ai temi in evidenza, ecologia energia economia, lavoro, istruzione, sanità.

Per il mezzogiorno, attenzione: se dovesse passare lo schema di un centro-nord produttivo contrapposto ad un sud assistito, clientelare e criminale, che è quello a cui punta il neo separatismo di Bossi e della vecchia guardia della Lega, sarebbe la fine.

Se la Meloni governerà con il ritratto di Draghi e se il Pd sceglierà col terzo polo il riformismo della tradizione socialdemocratica europea, chiudendo col passato e inaugurando una nuova stagione (nome e nomi nuovi), l’Italia potrà, potrebbe, finalmente ritrovarsi in uno schema di alternanza, chiudendo definitivamente un trentennio di indecente decadenza e irrilevanza.

Articoli Correlati

- Advertisement -