Open House spalanca i depositi archeologici ricavati nei serbatoi di Nervi, dove riposa una parte enorme dell’antica Puteoli
Dodicimila casse di reperti dentro una vecchia cisterna militare. A Pozzuoli riaprono i depositi archeologici del Rione Terra e, per qualche ora, uno dei luoghi meno conosciuti dei Campi Flegrei diventa accessibile al pubblico.
Open House esce da Napoli e arriva nei Campi Flegrei
L’apertura rientra nel programma di Open House Napoli, che con la sezione “Sconfinamenti” supera i confini cittadini e porta le visite nell’area flegrea. Il programma ufficiale del festival supera i 150 appuntamenti e coinvolge più di seicento volontari.
A Pozzuoli il punto di arrivo è via Vecchia delle Vigne, dove si trovano i depositi.
Prima custodivano carburante, oggi custodiscono Puteoli
Gli spazi furono progettati da Pier Luigi Nervi come serbatoi per cherosene e gasolio destinati alle forze armate. Ora dentro quelle strutture finiscono i materiali restituiti dagli scavi del Rione Terra.
Il Ministero della Cultura descrive i depositi come due dei quindici serbatoi realizzati alla fine degli anni Trenta, successivamente riconvertiti per ospitare il patrimonio archeologico.
Sugli scaffali ci sono 1.300 marmi e 12mila casse
Fregi, rilievi, colonne, capitelli, basi e macine riempiono uno spazio che racconta la Puteoli antica attraverso migliaia di frammenti. I soli reperti marmorei sono oltre 1.300, mentre le casse superano quota 12mila.
La stessa storia prosegue nel percorso archeologico sotterraneo del Rione Terra, dove botteghe, magazzini, strade e abitazioni restituiscono la vita della colonia romana.
Una città scossa dal bradisismo riapre i suoi luoghi
L’iniziativa arriva mentre Pozzuoli continua a fare i conti con il sollevamento del suolo. Stylo24 ha raccontato come il bradisismo stia cambiando porto, Darsena e litorale.
Per questo aprire un deposito normalmente chiuso acquista un valore particolare: significa riportare persone dentro spazi che, negli ultimi mesi, sono rimasti sullo sfondo mentre la città parlava soprattutto di scosse, case e sfollati.
Dai serbatoi di Nervi parte un altro racconto dei Campi Flegrei
“Sconfinamenti” tocca anche il Colombario del Fusaro, il Faro di Capo Miseno e altri luoghi dell’area flegrea. Il filo che li lega passa tra archeologia, natura e architettura.
E così, mentre Pozzuoli continua a convivere con il bradisismo, le vecchie cisterne di Nervi riportano davanti agli occhi una parte enorme della sua storia. Non quella sepolta nei libri, ma quella accatastata in dodicimila casse.

















