di Giancarlo Tommasone

L’udienza preliminare presso il Tribunale di Napoli avrebbe dovuto tenersi nella giornata di ieri, ma per la seconda volta (era stata fissata già lo scorso 26 marzo, ndr) è saltata a causa di un difetto di notifica. Il tutto è stato quindi rinviato al 25 giugno prossimo. Davanti al gup dovrà comparire Vincenzo Albertini, per il quale si deciderà circa l’eventuale rinvio a giudizio. L’uomo, secondo la denuncia presentata dalla presunta vittima (una 33enne assistita dall’avvocato Alessandro Eros D’Alterio) «nella qualità di datore di lavoro (della donna) e dirigente dell’Associazione “Napoli Sotterranea”, dopo aver seguito la suddetta all’interno della “summa cavea”», è scritto nel documento per la fissazione dell’udienza preliminare, avrebbe costretto «la persona offesa a subire atti sessuali».

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Il Palazzo di Giustizia di Napoli

I fatti, stando sempre a quanto denunciato e riferito dalla donna, si sarebbero svolti il 30 gennaio del 2017, all’interno della «summa cavea», spazio facente parte del percorso visitabile del sottosuolo partenopeo. La donna – prendiamo sempre come punto di riferimento la sua denuncia – avrebbe provato ad opporsi in ogni modo, prima chiedendo all’uomo «di fermarsi e di lasciarla andare», poi cercando di divincolarsi dalla «presa» e di andare via.

Secondo la denuncia della presunta vittima,
i fatti sarebbero avvenuti a gennaio del 2017
all’interno della «summa cavea»

Nonostante ciò, l’insistenza dell’uomo sarebbe aumentata anche dopo che «(la donna) riusciva a sottrarsi e accendeva la luce, intimando di spegnerla (…) così costringendo la persona offesa a subire tutti gli atti sessuali sopra descritti» (è scritto sempre nel documento per la fissazione dell’udienza preliminare). Naturalmente, è bene chiarire, che Vincenzo Albertini, per cui vale la presunzione di innocenza fino a prova contraria, avrà modo di difendersi dall’accusa in fase di udienza preliminare davanti al gup.