Luigi de Magistris e Vincenzo De Luca

Il centrodestra ha un’unica possibilità per non consegnare anche il Comune nelle mani del governatore: far restare in sella Giggino

di Giancarlo Tommasone

Strana la vita, strana la politica: il centrodestra ha deciso di rinsavire proprio ora, nell’ultima fase dell’amministrazione di Luigi de Magistris, destinato a eclissarsi completamente entro la prossima primavera. Dopo nove anni e mezzo di finta opposizione, assistiamo adesso, al tentativo di far cadere il sindaco di Napoli sull’ostacolo del bilancio. Di fatto, arrivando alle stesse conclusioni che Stylo24 aveva delineato settimane fa, quando però, in realtà, non si era ancora profilata all’orizzonte la gestione autocratica, dittatoriale, egocentrica e assai poco lungimirante, del governatore Vincenzo De Luca sulla questione Covid.

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A questo punto, il centrodestra, se davvero vuole recuperare il primato della politica, dovrebbe in primis salvare de Magistris  – certo, turandosi il naso – e in secondo luogo, mantenerlo in sella – obbligandolo a una gestione collegiale rispetto alle decisioni dell’ultima parte della consiliatura – perché il sindaco di Napoli (terza città d’Italia) e della Città Metropolitana (che da sola conta la metà degli abitanti della Campania) è l’unico soggetto istituzionale del territorio in grado di competere, sotto l’aspetto del peso specifico, con il presidente della Campania. In pratica, in questo momento storico, de Magistris è l’unico in grado di opporsi a De Luca.

Ciò non significa che siamo diventati, tout court, filo-Giggino, anche perché se c’è un giornale, a Napoli e in Italia, che ha sempre preso le distanze dal modo della gestione superficiale e pressappochista della cosa pubblica, da parte di de Magistris, quello è Stylo24. Ma, in questo momento, occorre fermare una gestione politica che è molto più pericolosa di quella del sindaco, vale a dire quella del governatore della Campania. Parliamo di un soggetto , De Luca, che ha chiuso le scuole da un mese, è in completo stato confusionale dal punto di vista delle comunicazione, sta dimostrando di non avere il minimo controllo della situazione, ed è assolutamente imprevedibile rispetto alle contromisure da adottare. Parliamo di un soggetto, che il 22 ottobre scorso aveva annunciato la chiusura totale perché si era a un passo del baratro, mentre 3 giorni fa ha dichiarato di aver fatto l’ennesimo miracolo sul fronte della sanità.

De Luca – è evidente – è ormai vittima e ostaggio di se stesso, della parodia di Crozza, dell’immagine che la gente si aspetta ogni volta che assiste alla comunicazione di sistema via Fb: un superuomo col lanciafiamme. In realtà è un vecchio politico che ha raggiunto la popolarità alla soglia dei 70 anni, e che non ha alcuna idea precisa su come risolvere un problema che potrebbe essere potenzialmente devastante per la Campania. Detto ciò, e ritornando agli esponenti del centrodestra, il «sostegno» (mai come ora necessario, a nostro parere) al sindaco di Napoli, li porterebbe non a essere considerati alla stregua di collaborazionisti del primo cittadino, bensì a essere individuati come chi abbia una precisa visione politica delle cose, come chi, nel caso, vada a utilizzare de Magistris per contrastare il potere del governatore.

Bisogna infatti tenere presente da un lato, che mentre tra qualche mese la fascia tricolore – lo ribadiamo – esaurirà definitivamente la propria stagione politica, dall’altra potrebbe esserci la possibilità di costringere il sindaco a seguire, questa volta, i suggerimenti e le proposte del centrodestra. Anche perché, se dovesse cadere de Magistris, a Napoli arriverebbe un commissario nominato dal Governo, il cui azionista di maggioranza – teniamolo sempre a mente – è il Pd (leggi pure De Luca).

Una eventualità molto più che infausta quella del commissario, perché non solo l’inviato da Roma non farebbe altro che distruggere quel poco che resta in piedi di una città annientata da de Magistris (le cui responsabilità vanno accertate al momento giusto, e non è questo il momento), ma che di fatto renderebbe tutto più facile per una vittoria del Pd, con il proprio candidato sindaco, alle ormai prossime comunali.

Se il centrodestra riuscirà a comprendere il ragionamento del perché De Luca non deve prendere anche Napoli, magari riscatterà (in esigua parte, e in extremis, è chiaro) dieci anni di mancata opposizione. Tutto ciò, naturalmente, a meno che il centrodestra cittadino – anche considerando l’apertura di Lanzotti a Sarracino – non voglia uccidere politicamente de Magistris per abbracciare il Pd. Ma questo, francamente, sarebbe troppo.