Il centro sociale Insurgencia è la più solida base elettorale di deMa

Da quando il movimento deMa ha affidato la comunicazione al gruppo direttivo di Insurgencia, assistiamo a uno scadimento notevole sia dal punto di vista della proposta politica che da quello dei contenuti.

A parte un paio di comunicati stampa sull’operato del responsabile nazionale del soggetto, l’assessore Enrico Panini, che tra l’altro non hanno trovato risonanza mediatica degna di nota (sono passati sotto traccia, accolti solo su qualche testata «amica»), l’attività di divulgazione di idee si è ridotta alle «pic» (locandine multimediali) che annunciano cene di autofinanziamento o serate «mondane».

Alcune danzanti, tutte rigorosamente alcoliche.

E pure su questo versante, le manifestazioni con la colonna sonora scandita dal dj-set, hanno lasciato traccia soltanto per quanto riguarda le famose «pennette a sorpresa» (di cui purtroppo non conosceremo mai il gusto né la consistenza) e la polemica che ha portato al cambio del locale in corsa.

La serata danzante di autofinanziamento del 28 giugno scorso, infatti, è stata trasferita, dopo il veto dei comitati Assise Bagnoli e Bagnoli Libera, dall’Arenile al Nabilah.

Il flop della nuova comunicazione di deMa era stato ampiamente previsto. Parte della colpa di quanto si è effettivamente registrato va fatta ricadere sul sindaco Luigi de Magistris, altra, invece, su alcuni personaggi che potremmo definire «borderline». Giggino ha la responsabilità di avere affidato la diffusione delle idee del movimento arancione a persone poco (o per nulla) competenti, tratto in inganno dalle rassicurazioni ricevute da queste ultime, sull’apertura di canali di comunicazione con centri sociali, dissidenti del Pd e delusi dei 5 Stelle.

Enrico Panini, assessore al Bilancio del Comune di Napoli e segretario nazionale di deMa

Le restanti colpe sono da attribuire ad addetti ai lavori, che durante il giorno, si dividono tra centri sociali, redazioni giornalistiche e bar dispensatori di Spritz, a Bellini (come l’etichetta modaiola e radical chic impone di chiamare l’omonima piazza). Con pessimi risultati per deMa, certamente migliori, invece, per il proprio tornaconto personale.

Visto che si sponsorizzano l’uno con l’altro e riescono ad ottenere incarichi, per ricoprire i quali, non avrebbero né esperienza, né competenze specifiche.

Anche se il colore politico è quello giusto e risultano pure azzeccate le idee rivoluzionarie da salotto che tengono ampiamente a esternare. Tutto ciò non fa altro che affossare deMa, che non dimentichiamolo, ha aspirazione di essere un movimento di respiro nazionale ed internazionale.

Il punto, è che affronta soltanto argomenti «lontani», che poco interessano ai cittadini, relegando al margine problematiche napoletane. Non proprio una mossa giusta per un soggetto che parte proprio da Napoli e il cui presidente è il sindaco del capoluogo partenopeo.

A ciò vada aggiunto che a tutt’oggi deMa non ha un addetto stampa in pianta stabile.

Dopo il licenziamento della giornalista napoletana Barbara Tafuri, che secondo quanto è emerso avrebbe lavorato per deMa due anni senza contratto e senza stipendio, il movimento attualmente non ha un responsabile ufficiale per la comunicazione. Però, va bene così, è bello ritrovarsi a Bellini, sorseggiare Spritz, sognare la rivoluzione arancione e discutere di massimi sistemi. Ci si passano belle serate.