L'assessore di Insurgencia, Eleonora De Majo e il sindaco Luigi de Magistris

di Giancarlo Tommasone

E’ stata una assemblea difficile, nervosa assai, quella di deMa. Tanto che alla fine, il presidente, Luigi de Magistris, ha lasciato stizzito la sala e non ha fatto ritorno per concludere i lavori. E’ accaduto questo e molto altro durante il «confronto» dello scorso sabato, secondo quanto risulta al nostro giornale. Che fosse in atto da tempo una crisi che logora il movimento, è cosa nota. Le distanze tra le due correnti del partito del sindaco sono state rimarcate nel corso dell’ultima «riunione».

Il malcontento della base arancione
contro l’ingerenza e il «potere»
di Insurgencia e il capo
di Gabinetto, Attilio Auricchio

E’ emerso un malcontento insanabile esternato da tutta la base degli iscritti (soprattutto dei napoletani, che sono la maggioranza), e da parte dei consiglieri di Democrazia e Autonomia, eletti a Piazza Municipio e nelle Municipalità partenopee. Il motivo, questione affrontata più volte da Stylo24, è noto: Insurgencia. La stragrande maggioranza degli arancioni non è più disposta a sopportare la «distribuzione» di poltrone effettuata appannaggio di esponenti del laboratorio occupato di Via Vecchia San Rocco. Che ha piazzato tutta una serie di «pedine» (non ultimo Egidio Giordano, nominato assessore in III Municipalità, ma la lista è assai lunga), con l’appoggio, inequivocabile del capo di Gabinetto, Attilio Auricchio.

Attilio Auricchio, l’uomo solo al comando

Quest’ultimo è ormai considerato, dalla base di deMa e non soltanto, «l’uomo solo al comando», dopo il passo indietro che è stato imposto a Claudio de Magistris, del quale, però, ora tutti vorrebbero il ritorno. Perché, è voce comune, «quando c’era Claudio si riusciva a fare sintesi e a mantenere gli equilibri». Anche con gli alleati di Napoli in Comune a Sinistra, i quali rivendicano oggi maggiore coinvolgimento nella vista amministrativa di Palazzo San Giacomo. Ma tornando all’assemblea, va registrata anche la discussione in platea, sul paventato accordo con il Movimento 5 Stelle, possibilità rispedita letteralmente al mittente. Si è passati, quindi ai lavori, iniziati con l’approvazione del bilancio.

Il movimento deMa
vanta 20mila euro
di crediti nei confronti
di chi da tempo non versa
più il contributo obbligatorio

A questo punto il primo tasto dolente: il tesoriere ha annunciato che ci sono circa ventimila euro di crediti nei confronti di chi, ormai da tempo, non versa più il contributo obbligatorio, come da regolamento. Qualcuno vorrebbe sapere i nomi dei morosi, ma ci si trincera dietro la privacy. Via alle discussioni, contraddistinte dal malumore e focalizzate sull’ingerenza – non è più possibile nasconderla – del centro sociale Insurgencia, che, a parere di tutti «ormai, detta insieme ad Auricchio, la linea politica di deMa».

L’imbarazzo delle addette
alla segreteria
Insurgencia
bloccata
alla porta:
entrate solo se
pagate l’iscrizione

A questo punto, accade qualcosa che ha un aspetto assai «comico». Decisi a difendere la posizione, arrivano i sedicenti leader del laboratorio occupato, vale a dire Ivo Poggiani (presidente in III Municipalità), il già citato Egidio Giordano, la compagna di quest’ultimo, l’assessorina Eleonora De Majo, l’assessore comunale Laura Marmorale. Ma vengono bloccati all’ingresso. Al banco degli accrediti, c’è imbarazzo: le addette alla segreteria non vogliono farli passare, perché «senza iscrizione – affermano decise -, non si entra». E allora i suddetti sono costretti a fare l’iscrizione. Ma sottoscrivono quella semplice da 10 euro, piuttosto che quella da sostenitore, da 50. Le addette all’accoglienza, fanno notare a quelli di Insurgencia, che non sarebbero nemmeno iscritti a intervenire. C’è chi si fa scappare: «Solo dieci euro, con tutto quello che guadagnano».

E c’è chi sostiene che non pagherebbero
nemmeno il contributo volontario,
e che è colpa di atteggiamenti del genere,
se «poi in tanti, hanno iniziato a sospendere i versamenti»

Superato lo sbarramento con dieci euro a testa (più o meno il costo di una paio di Spritz a Piazza Bellini), quelli di Insurgencia, possono assistere all’assemblea. In sala c’è pure un loro «compagno», il capo di Gabinetto della Città Metropolitana, Pietro Rinaldi.  Dopo l’intervento di Enrico Panini, che un presidente di Municipalità, nemmeno tanto a bassa voce, definisce «sindacalista buono per tutte le stagioni», prende la parola il sindaco.

Si parte con una sorta di excusatio non petita, così viene percepita dai presenti, rispetto alla vicenda di Insurgencia, che ha provocato «incomprensibili mal di stomaco» all’interno di tutta la base degli iscritti. Il sindaco invita, stizzito, gli scontenti e tutti quelli a cui duole lo stomaco, a prendere la classica pasticca (non citiamo nello specifico, il medicinale consigliato). Ma come fa notare qualcuno, con la nomina di Egidio Giordano si è semplicemente raggiunto l’apice, «l’ultima casella in ordine di tempo occupata dai capi di Insurgencia, che ora gestiscono anche gli eventi politici del Comune grazie alla delega dell’assessorina Eleonora De Majo, così come è stato per il concerto del Primo Maggio a Piazza Dante». Gli interventi sono dunque, tutti incentrati sulle problematiche interne, alcuni consiglieri di Municipalità sono arrivati ad annunciare che lasceranno deMa. Il sindaco appare ancora più nervoso e infastidito. In platea la misura del pubblico appare colma (fa notare una consigliera della IV Municipalità). Questa volta, Luigi de Magistris, non si limita ad ascoltare per poi fare sintesi, ma arriva addirittura a interrompere gli interventi considerati forse «più fastidiosi». Ad un certo punto il sindaco, visibilmente stizzito per non dire adirato, lascia l’assemblea, non dando motivazioni rispetto al suo allontanamento. Non rientrerà più per la conclusione dei lavori. Nella frettolosa uscita dalla sala, lo seguono Egidio Giordano, insieme alla compagna Eleonora De Majo.