(Nelle foto Alessandro Giannelli, Antonio Calone e il pentito Gennaro Carra)

Svolta investigativa sull’omicidio del 2015: al raid avrebbero partecipato Gennaro Carra, Antonio Calone, Patrizio Allard, Maurizio Bitonto, Ciro Pauciullo e Vincenzo Mele. Ecco tutti i ruoli

di Luigi Nicolosi

Un patto di sangue tra i massimi esponenti della camorra flegrea per eliminare Rodolco Zinco, ex uomo di Bruno Rossi, all’epoca da poco tornato a piede libero e per questo motivo pronto a rivendicare un proprio spazio nella gestione degli affari criminali di Napoli Ovest. È uno spaccato da brividi quello che emerge dalle quasi trecento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ieri mattina ha azzerato il clan Giannelli di Cavalleggeri d’Aosta. Stando a quanto sostenuto da Procura e pentiti, e ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria per tutti gli indagati, all’efferato omicidio dell’aprile 2015 avrebbero preso parte Alessandro Giannelli, Maurizio Bitonto, Gennaro Carra, Antonio Calone, Patrizio Allard, Ciro Pauciullo e Vincenzo Mele: per questi ultimi due il gip ha però rigettato la richiesta di arresto avanzata dalla Dda.

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Nel dettaglio, l’omicidio di Zinco “’o Gemello” sarebbe stato deliberato da Alessandro Giannelli e da Gennaro Carra, ex boss della “44” del rione Traiano e oggi collaboratore di giustizia. In particolare Giannelli avrebbe attirato la vittima in trappola e dato via telefono il segnale di partenza per consentire ai complici, esecutori materiali, «di individuare agevolmente la vittima e portare a termine il mandato omicidiario ricevuto dallo stesso Giannelli e da Carra». Proprio Carra avrebbe ricevuto il segnale via telefono e composto il gruppo di fuoco, «con il ruolo di scorta, al fine di assicurare il buon esito dell’azione omicidiaria». Bitonto avrebbe poi guidato lo scooter e condotto sul luogo del delitto Alessandro Giannelli, assicurando a quest’ultimo «la successiva fuga dopo l’assassinio».

Quanto ai killer, Patrizio Allard e Ciro Pauciullo avrebbero composto il gruppo di fuoco. Allard avrebbe guidato «l’auto Ford “Fiesta” di colore grigio e condotto sul luogo del delitto il complice Ciro Pauciullo, seguiti da Carra, a bordo di uno scooter Honda “Sh 300”». Pauciullo avrebbe quindi esploso numerosi colpi di arma da fuoco calibro 9 contro Zinco, uccidendolo». Vincenzo Mele, storico ras di Pianura, si sarebbe invece occupato «su incarico di Giannelli, di prelevare con la propria auto Pauciullo e Allard nel rione Traiano e condurli presso l’abitazione di Giannelli, in via Cavalleggeri d’Aosta, individuata come base di appoggio in attesa del segnale di partenza via telefono». Al delitto Zinco avrebbe preso parte anche Antonio Calone, figura di vertice della mala di Posillipo.

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