Tregua armata a Fuorigrotta dopo l'omicidio di Antonio Volpe
Nelle foto, la vittima Antonio Volpe, la scena del delitto e l'arma recuperata

Omicidio al “Serpentone” di Fuorigrotta: l’arma era nascosta in un terreno di proprietà privata, il ritrovamento grazie al senso civico di un cittadino perbene

di Luigi Nicolosi

Se non è una svolta poco ci manca. A pochi giorni dal brutale omicidio del 77enne ras Antonio Volpe, volto storico del clan Bianco-Baratto, le indagini potrebbero finalmente aver imboccato la pista decisiva. Ieri pomeriggio la polizia, sulla scorta della segnalazione del proprietario del terreno, è intervenuta in via Brigata Bologna, alle spalle dello Sferisterio, e dopo una rapida ricerca ha recuperato e sequestrato una Walther P38 calibro 9 con matricola abrasa e priva di caricatore. Gli investigatori del commissariato San Paolo sembrano avere pochi dubbi: la pistola in questione è quella impiegata per l’omicidio di via Leopardi.

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L’ultima parola spetta però adesso ai tecnici della Scientifica, ai quali l’arma è già stata inviata per gli accertamenti di routine, compresa la ricerca di eventuali impronte digitali. In caso di riscontro positivo si tratterebbe di un clamoroso passo falso da parte dei killer. Il commando si è sbarazzato infatti della pistola durante la fuga, ma in preda alla concitazione ha forse ritenuto di averla abbandonata in un luogo sicuro. Così non è stato: il terreno nel quale la pistola era nascosta è infatti di proprietà privata e il titolare, un 31enne senza alcun guaio giudiziario alle spalle, non ha esitato a rivolgersi alle forze dell’ordine per segnalare la cosa. La zona in cui è avvenuto il sequestro – circostanza non trascurabile – si trova non distante dalla roccaforte del clan Troncone, uno dei gruppi maggiormente indiziati per il delitto del “Serpentone”.

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