giovedì, Agosto 11, 2022
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Delitto Natale: i documenti e il telefono di Antonio erano nel bunker dei Bervicato

Mistero e orrore al Parco Verde di Caivano, il blitz messo a segno nella piazza di spaccio della famiglia Bervicato sembra confermare i sospetti dei parenti del giovane assassinato a inizio ottobre

di Luigi Nicolosi

L’assedio ai nuovi ras della droga del Parco Verde di Caivano è andato avanti per diverse settimane. A entrare in azione sono stati i carabinieri della locale tenenza che, grazie a una vera e propria raffica di blitz mirati, sono riusciti a ricostruire l’organigramma dell’organizzazione che faceva capo alla famiglia Bervicato. Quella che è scaturita è stata infatti una sfilza di sequestri, denunce e arresti in flagranza: una lunghissima serie di elementi indiziari che poche settimane fa ha consentito l’arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare,di alcuni esponenti di spicco del sodalizio. I retroscena non sono però finiti qui. Da una delle perquisizioni effettuate nell’appartamento situato al quarto piano della palazzina delle cosiddette “Case a Mattoni”, in pratica il bunker dei Bervicato, sono saltati fuori alcuni documenti intestati allo sfortunato Antonio Natale, il giovane assassinato a ottobre scorso, il cui cadavere è stato poi ritrovato dopo circa due settimane tra i campi della periferia di Caivano.

La circostanza appare tutt’altro che secondaria. Gli stessi parenti di Antonio Natale, come raccontato dal nostro giornale pochi giorni fa, si erano infatti più volte rivolti alle forze dell’ordine denunciando la brutta piega che la vita del figlio aveva imboccato. Stando a quanto riferito dai familiari, Antonio si era messo a spacciare droga per conto dei Bervicato e proprio nell’ambito dei traffici di stupefacenti – forse per una somma di denaro sparita nel nulla – sarebbe maturato l’omicidio del giovane. Sul punto, appare utile ai futuri sviluppi dell’inchiesta il verbale relativo all’intervento messo a segno il 5 settembre scorso, quando i carabinieri irrompono nell’appartamento sospetto e si imbattono in una piazza di spaccio di cocaina, con tanto di impianto di videosorveglianza in alta definizione.

Ecco quanto riportato dagli investigatori all’interno del provvedimento cautelare eseguito poche settimane fa a carico dei Bervicato: «Sul top in marmo veniva raccolta la sostanza stupefacenti di tipo cocaina del peso complessivo lordo di 0,14 grammi, la somma contante in monete di 10 euro, un telefono di marco Apple modello iPhone 12 con all’interno una sim card Tim intestata ad Anna Alboretti, madre di Antonio Natale, la patente di guida custodita nella cover intestata ad Antonio Natale, nonché un bilancino elettronico intriso di sostanza stupefacenti di tipo cocaina e un paio di forbici. Se ne ricava che le operazioni di taglio e confenzionamento venivano quindi eseguite monitorando costantemente il monitor lì posizionato al fine di segnalare prontamente le forze di polizia». La perquisizione fu poi estesa anche agli altri locali dell’immobile e le forze dell’ordine, oltre a varie dosi di droga, trovarono la patente di guida intestato a Giovanni Bervicato, presunto capopiazza indagato nel procedimento in questione.

Le indagini sul caso sembrano essere dunque tutt’altro che concluse e fra gli aspetti ancora da chiarire c’è sicuramente quello relativo alla possibile partecipazione di Antonio Natale agli affari criminali dei Bervicato. Cosa ci facessero il suo cellulare e la sua patente nella piazza di spaccio delle “Case a mattoni” non è del tutto chiaro, ma gli investigatori sospettano che il giovane possa essersi dileguato insieme ai complici pochi istanti prima del blitz. Sfuggito alle manette, il giovane non è però riuscito a sottrarsi alla furia dei suoi killer, che esattamente un mese dopo non hanno avuto alcuna pietà di lui, freddandolo con diversi colpi di pistola. Per il delitto risulta ad oggi un unica persona formalmente indagata, il 20enne Domenico Bervicato: la caccia ai complici e ai mandanti resta dunque più aperta che mai.

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