venerdì, Settembre 30, 2022
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Delitto Malavita, il caso non è chiuso: «Aveva il vizio di parlare degli omicidi»

L’ex boss della Vanella Grassi lascia intendere ai pm che i killer del capozona della “33” potrebbero non essere stati ancora tutti individuati: «Anche Petriccione era favorevole a ucciderlo»

di Luigi Nicolosi

Il cerchio intorno ai killer dello scissionista Pasquale Malavita potrebbe non essere ancora del tutto chiuso, parola dell’ex boss della Vanella Grassi, nonché uomo del clan Di Lauro, Rosario Guarino, alias “Joe Banana”. Non solo, secondo il super pentito anche il movente del delitto del 2010 non sarebbe da inquadrare esclusivamente nell’ambito di un regolamento di conti interno agli Amato-Pagano. Malavita, infatti, secondo Guarino sarebbe stato assassinato anche, forse soprattutto, per il suo coinvolgimento in alcuni gravissimi fatti di sangue e per il conseguente timore, da parte dei suoi sodali, di un improvviso pentimento.

La circostanza è stata rivelata da “Joe Banana” nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 16 maggio 2014. Il verbale di quella deposizione è stato desecretato e oggi rappresenta uno dei pilastri dell’inchiesta che pochi giorni fa ha portato all’arresto dei presunti killer dello Scissionista Domenico Riccio e dell’innocente Salvatore Gagliardi, uccisi in una tabaccheria di Melito nel novembre del 2004, all’alba della prima faida di Scampia. Sul punto, Guarino ha spiegato: «Dell’omicidio nella tabaccheria me ne parlò Salvatore Petriccione quando si decise di ammazzare Pasquale Malavita. Petriccione era favorevole ad ammazzare Malavita perché lo stesso aveva partecipato con lui all’omicidio di Riccio. Il terzo partecipe, mi disse Petriccione, era stato Ciro Barretta e io già lo sapevo perché me ne aveva parlato lo stesso Barretta. L’ordine di ammazzare Riccio il tabaccaio pervenne a Petriccione, Malavita, Barretta, Umberto La Monica, Antonio Mennetta e altri due o tre esponenti del rione Berlingieri, tra cui il cognato di Corrado Orefice, in un appartamento di Melito, dove attendevamo direttive. Il movente era che Riccio era un parente degli Abbinante».

In un successivo passaggio l’ex boss Guarino è tornato a dare alcune indicazioni in ordine al delitto Malavita: «Devo dire che precedentemente Ciro Barretta, nel 2005, messo un po’ da parte dai Di Lauro e in particolare da Giuseppe Pica, specifico che i Di Lauro avevano messo per un periodo Barretta a gestire la “33”, si era sfogato con me dicendo “io non sono come Pasquale Malavita che va in giro a raccontare gli omicidi”. Con me ebbe un vero e proprio sfogo, quando mi raccontò tutta la dinamica dell’omicidio Riccio. I tre killer andarono alla tabaccheria a bordo di una Ford Fiesta che era guidata proprio da Barretta. Dalla macchina scesero Salvatore Petriccione e Pasquale Malavita e spararono con due semiautomatica insieme su Riccio che rimase dietro al bancone della tabaccheria. Usciti, rientrarono in via Lavinaio a Melito, nell’appartamento di Salvatore Petriccione da cui erano partiti». Per l’omicidio Malavita oggi ci sono già alcuni indagati e imputati, tra cui il giovane boss Mariano Riccio, ma forse le responsabilità non sono state ancora del tutto ricostruite.

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