S’intitola “I grandi delitti che hanno cambiato la storia d’Italia” (Newton Compton Editori, 430 pagine, 9,90 euro) l’ultimo libro di Bruno De Stefano, nel quale vengono ricostruiti ventotto omicidi “eccellenti” avvenuti a partire dagli anni ’70. A De Stefano l’idea di mandare alle stampe un volume che attraversasse un pezzo del nostro passato gli è venuta da un’amara constatazione, come si legge nell’introduzione: «Siamo l’unica nazione al mondo, a eccezione di alcune aree del Centro e del Sud America, in cui sono stati ammazzati senatori, deputati, prefetti, magistrati, poliziotti, carabinieri, funzionari dello Stato, docenti universitari, sindaci, assessori, scrittori, giornalisti, avvocati. Nella quasi totalità dei casi si tratta di persone perbene la cui esistenza si è conclusa sul marmo dell’obitorio perché, nonostante le minacce e le pressioni, hanno tenuto la schiena dritta».

Nel libro ci sono le storie di personaggi noti, di qualcuno che è stato dimenticato, di altri dei quali s’è parlato pochissimo. Il volume si apre con Pietro Scaglione, primo magistrato assassinato da Cosa Nostra, e prosegue con Luigi Calabresi, il commissario di polizia giustiziato da Lotta Continua. Ne “I grandi delitti che hanno cambiato la storia d’Italia” De Stefano ricostruisce anche le vicende che hanno portato alla morte il prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, i giudici Francesco Coco, Gaetano Costa, Cesare Terranova e Rocco Chinnici. Un parte del volume racconta il coraggio e la solitudine di poliziotti e carabinieri come Ninni Cassarà, Boris Giuliano, Emanuele Basile e Mario D’Aleo. Non mancano i delitti politici di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Michele Reina, e le storie di giornalisti dalla schiena dritta come Carlo Casalegno, Walter Tobagi e Pippo Fava.

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«Molti di loro – scrive ancora De Stefano nell’introduzione – avevano la certezza che prima o poi sarebbero stati assassinati. Altri, invece, avevano messo in conto la possibilità di non uscirne vivi. Altri ancora pensavano di non essere in pericolo, perché in fondo stavano semplicemente facendo il loro dovere. In alcuni casi si tratta di vicende intrise di solitudine che hanno avuto come protagonisti servitori dello Stato, abbandonati da quello stesso Stato che invece di proteggerli li ha mandati al macello».

Quattro sono invece gli omicidi di eroi campani: sono quelli dell’assessore regionale Raffaele Delcogliano, del sindaco di Pagani Marcello Torre, del capo della Squadra mobile Antonio Ammaturo, del vicedirettore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia.
Tra gli omicidi “eccellenti” ce ne sono alcuni che riguardano personaggi dalla fama non limpidissima, come l’eurodeputato Salvo Lima e l’esattore Ignazio Salvo. E, soprattutto, come il parroco don Peppino Romano (killer e mandanti sono rimasti ignoti) e Vincenzo Casillo, il numero due della Nuova camorra organizzata fatto saltare in aria a Roma.

Nonostante la verità giudiziaria sia stata sancita dai tribunali, non sono mai svaniti i dubbi circa la reale matrice di molti omicidi. Tant’è che De Stefano si chiede: «Siamo proprio sicuri che dietro la maggior parte di questi delitti ci siano solo le mafie o il terrorismo? Oppure mafie e terrorismo hanno talvolta fatto solo da braccio armato per conto di altri poteri?».