Le proteste di piazza dei truffati della Deiulemar

di Giancarlo Tommasone

Ulteriori speranze giungono, via Malta, per i 13mila truffati della Deiulemar. Nelle scorse ore è arrivata la notizia – diffusa dalla curatela fallimentare della società di Torre del Greco – del maxi-sequestro deciso nei confronti di Bank of Valletta da parte del Tribunale di Torre Annunziata.

Sotto chiave, in Italia, sono finiti titoli negoziabili per quasi 400 milioni di euro
(per la precisione 392.774.566). A tanto ammonta il controvalore fissato al 31 maggio del 2018. Oltre a ciò bisogna aggiungere che
si è provveduto ad aggiudicare in via provvisoria immobili del fallimento
per 633.900 euro

La sede della Bank of Valletta a Santa Venera

La decisione del Palazzo di Giustizia si inserisce nell’iter avviato con la richiesta del curatore fallimentare della Deiulemar allo stesso tribunale oplontino nel 2014. E’ proprio allora che è stato chiesto ai giudici di intervenire attraverso il sequestro conservativo nei confronti dell’istituto di credito maltese. Il denaro (cristallizzato all’epoca in 363 milioni di euro) è quello che si ritiene appartenere ai tre consorzi di impresa – vale a dire i trust Capital, Giano e Gilda – riconducibili agli armatori falliti. I soldi e i tre trust portano proprio a Malta, e in particolare a Bank of Valletta.

A metà dello scorso maggio il no del Tribunale di Torre Annunziata
alla richiesta di sospensiva avanzata dai legali di Bank of Valletta

A metà maggio scorso, il presidente del Palazzo di Giustizia di Torre Annunziata, Ernesto Aghina, aveva respinto la richiesta avanzata dai legali di Bank of Valletta, della sospensione dell’esecutività del maxi-sequestro conservativo. Con la decisione ultima, dunque, finiscono sotto chiave quasi 400 milioni di euro, più della metà di quei 720 milioni, investiti dai 13mila azionisti in migliaia di obbligazioni emesse dalla Deiulemar, che alla fine si sono rivelati titoli privi di valore. Il crac della società armatoriale corallina avvenuto nel 2012 ha aperto un buco che sfiora il miliardo di euro. La decisione  del Tribunale di Torre Annunziata è stata accolta con soddisfazione dalla curatela fallimentare. Un altro passo importante per i 13mila azionisti truffati, anche se la strada da percorrere, per cercare di rientrare in possesso dei soldi investiti, sembra essere ancora molto lunga e tortuosa.