Il corteo dei risparmiatori truffati dalla Deiulemar

di Giancarlo Tommasone

L’equipaggio dei 13mila non ha perso la speranza, seppure flebile e attraversata da sei anni di scoramento e di procelle, di recuperare almeno una parte di quanto è stato sottratto. Del volume ammontante a quasi 900 milioni di euro, finito nei forzieri dei «pirati» corallini che – secondo l’accusa – hanno diretto il «vascello» Deiulemar verso i porti dell’occultamento e del profitto fuorilegge.

Una nave che nel corso del tempo
ha ammainato la bandiera italiana per issare, ipotizzano i magistrati, anche quella maltese, accanto al vessillo del teschio sulle due ossa incrociate

Un calcolo rapido ci porta a quantificare quanto si riuscirà a riprendere, nella battaglia dei mari che si combatte nel triangolo (almeno quello fin qui conosciuto) Torre del Greco-La Valletta-Torre Annunziata. Una volta che si metterà le mani sul denaro liquido proveniente dalla vendita all’asta dei beni immobili sequestrati ai responsabili della compagnia armatoriale fallita nel 2012, si avranno a disposizione circa 5 milioni di euro. Potrebbero andare all’incasso già dal prossimo autunno.

La sede di Bank of Valletta a Santa Venera

A ciò si aggiunga il «tesoro»
del sequestro a Bank of Valletta

Sono finiti sotto chiave titoli negoziabili per quasi 400 milioni di euro (per la precisione 392.774.566). A tanto ammonta il controvalore fissato al 31 maggio del 2018. Infine, ci sono ulteriori 20 milioni. Sono quelli che in caso di conferma da parte della Cassazione, delle condanne subite dagli imprenditori nei primi grado di giudizio, potrebbero essere sbloccati e confluire direttamente sui conti correnti dei 13mila truffati.

Angelo Della Gatta

Altri 20 milioni recuperati in caso di conferma
delle condanne da parte della Cassazione

Al momento la data di partenza per il procedimento davanti ai giudici della Suprema Corte non è stata ancora fissata, ma il giorno della prima udienza dovrebbe presumibilmente essere deciso già nelle prossime settimane, a conclusione del periodo estivo di vacanze. Un iter tortuoso e difficile, che si snoda ormai attraverso sei anni di cammino della speranza da parte degli investitori. Se tutto dovesse andare come si augura l’equipaggio del «brigantino» dei truffati, si potrebbe mettere le mani su circa 415 milioni, ne mancherebbero all’appello altri 480. Più della metà del denaro complessivo inghiottito dal crac Deiulemar e chissà su quale «isola corsara» nascosto.

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