La correlazione tra la mancanza di rispetto nei confronti della natura e il Coronavirus.

Evidentemente l’Ebola non è bastato. Perché se siamo ancora qui a dover far fronte a un virus così potente, come nel caso del Covid-19, vuol dire che l’uomo non ha imparato affatto la lezione della storia. Ed, evidentemente, non la imparerà mai. Preso dalla sua volontà di dover dominare un pianeta che suo non è, anche se lo tratta come tale e come tale lo usa fino alla sua ultima goccia di energia. A cominciare dalle foreste tropicali, specialmente quelle del Sud-Est Asiatico.

E’ partendo da lì che il geologo Mario Tozzi, in un articolo su La Stampa, ricostruisce il momento che stiamo vivendo. Che, molto probabilmente, prende vita dallo sconvolgimento degli ecosistemi preesistenti. Ovvero nella perdita di natura complessiva, che ha, tra le altre conseguenze devastanti, le pandemie, che non sono affatto casuali. “Quando tagli una foresta tropicale, sottrai habitat a pipistrelli e altri animali che ospitano virus e batteri e che sono costretti a cercarsi un altro posto, in genere nei pressi degli allevamenti intensivi o delle periferie urbane. Con tutto il loro corredo di microrganismi”.

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In pratica, aggiunge Tozzi, “è come se noi stessi li invitassimo a nuove mense, magari attraverso ospiti-serbatoio, come potrebbe essere stato il caso del pangolino cinese”. Secondo l’Oms, il 75% delle malattie può essere chiamato zoonosi e ne conosciamo circa 200 al mondo, tutte connesse in un passaggio tipico che prevede sempre gli stessi step: 1) deforestazione, 2) perdita o sterminio di predatori e crescita senza limiti delle specie-serbatoio, 3) prelievo e traffico illegale di queste specie, 4) mercati animali e nuovi spazi per i virus, 5) salto di specie. In questo contesto, le malattie-pandemie sono destinate a crescere. Soprattutto se il vero antivirus che abbiamo, la conservazione delle foreste, continuiamo a non tenerlo in considerazione.