Il governo apre spazio nei conti e il G7 libera cento milioni di barili. Prezzi dei carburanti e finanza pubblica corrono sullo stesso binario
Ventinove miliardi di nuovo deficit, metà per la difesa e metà per l’emergenza energetica. Mentre Roma apre altro spazio nei conti pubblici, il G7 prova a frenare i prezzi liberando cento milioni di barili e puntando soprattutto sul diesel. Alla fine, la manovra italiana e il costo del pieno si ritrovano legati molto più di quanto sembri.
Il governo si prende altro margine sui conti
Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo quadro di finanza pubblica insieme alla richiesta di attivare la clausola nazionale prevista dalle regole europee.
La crescita viene stimata all’1% e il deficit dovrebbe tornare sotto il 3%. Poi entrerà in gioco la flessibilità per energia e difesa, che porterà il rapporto tra disavanzo e Pil al 3,4% prima della successiva discesa.
Il peso dei rincari era già emerso su Stylo24 parlando dell’inflazione spinta da benzina e bollette.
Giorgetti mette un freno alle promesse
Il difficile viene adesso, perché dentro quei margini bisogna costruire la legge di Bilancio. Giancarlo Giorgetti ha ammesso che le tensioni internazionali rendono più difficile qualsiasi previsione e ha gelato parte delle richieste arrivate da partiti e ministeri: «Non tutte le misure annunciate si faranno».
Le proposte, intanto, si accumulano. Ci sono fisco, pensioni, stipendi dei giovani, bonus per le madri lavoratrici, tredicesime, bollo e nuovi incentivi energetici.
Anche il caro carburante aveva già costretto l’esecutivo a muoversi. Stylo24 aveva seguito la proroga dello sconto sul diesel e la ricerca di nuovi aiuti.
Il G7 prova a spingere giù i prezzi
Mentre il governo italiano fa i conti, i grandi Paesi industrializzati intervengono sull’offerta. Il G7 ha concordato un rilascio coordinato di cento milioni di barili nell’arco di quattro mesi.
Una fetta consistente di diesel dovrà arrivare sul mercato già nella prima fase. L’obiettivo è semplice: aumentare la disponibilità di prodotto e togliere pressione ai prezzi.
Perché il problema, almeno per ora, non è trovare il carburante. È quanto costa comprarlo.
Il diesel arriva, ma l’Europa lo paga sempre di più
La Commissione europea sostiene che le forniture siano ancora stabili. I prezzi, però, continuano a risentire delle tensioni internazionali.
La task force europea sulla sicurezza energetica ha esaminato proprio il mercato del gasolio e lo stato del precedente rilascio delle riserve.
Nel frattempo l’Europa è diventata più dipendente dal diesel importato. Le difficoltà nelle aree che tradizionalmente rifornivano il continente hanno reso ogni scossa internazionale più costosa.
Nelle riserve c’è ancora margine
L’Agenzia internazionale dell’energia aveva già coordinato una grande immissione di petrolio e prodotti raffinati. Una parte consistente dei barili annunciati è già arrivata agli acquirenti, mentre altre quantità devono ancora essere consegnate.
Le riserve, dunque, non sono state prosciugate. Il nuovo intervento prova a usarle senza bruciare tutto il margine disponibile, perché nessuno sa quanto dureranno le tensioni sui mercati.
Il costo del pieno entra nei conti di Roma
Qui la partita internazionale torna a incrociare la manovra italiana. Se diesel, benzina e gas rimangono cari, famiglie e imprese chiedono nuovi sostegni. E ogni sostegno va finanziato.
Da qui la scelta di dividere lo spazio aggiuntivo tra sicurezza ed energia. Antonio Tajani ha indicato tra gli investimenti possibili anche un nuovo incentivo per cappotti termici e pannelli solari, mentre l’Ance chiede continuità per infrastrutture, reti idriche ed efficientamento degli edifici.
Le richieste sfiorano già i trenta miliardi
Partiti e ministeri hanno presentato misure che, sommate, valgono circa trenta miliardi. Tra le ipotesi ci sono l’ampliamento della fascia Irpef al 33%, interventi sugli stipendi dei giovani, pensionamenti anticipati, bonus e agevolazioni fiscali.
Giorgetti ha già fatto sapere che non potrà entrare tutto. A decidere quanto spazio resterà potrebbe essere anche ciò che accadrà fuori dal Parlamento, sui mercati dell’energia e soprattutto sul prezzo del diesel.

















