Il testo su studenti stranieri, burqa e corsi di italiano arriva al traguardo dopo una lunga trattativa con il Colle
Il tetto del 30 per cento resta, ma il decreto sulla scuola approda in Consiglio dei ministri dopo essere cambiato parecchio nel confronto con il Quirinale. Il governo conferma il limite nelle classi per gli studenti con difficoltà linguistiche, introduce corsi di italiano per i genitori e vieta burqa e niqab negli istituti. Dal testo sparisce invece la misura che aveva acceso lo scontro più duro: l’allontanamento dei minori dalle famiglie che si fossero rifiutate di seguire il percorso linguistico.
Il limite cambia prima ancora di partire
La quota non riguarda automaticamente tutti gli studenti stranieri. A fare la differenza è la conoscenza dell’italiano, come Stylo24 aveva già ricostruito nel dossier sul tetto del 30 per cento.
Quando non sarà possibile distribuire diversamente gli studenti, entreranno in gioco deroghe e maggiori risorse per rafforzare l’insegnamento della lingua senza costringere i ragazzi a cambiare istituto.
Mattarella richiama la scuola aperta a tutti
È su questo terreno che pesa il richiamo costituzionale al diritto allo studio. Sergio Mattarella ha ricordato che «la scuola è aperta a tutti» e deve evitare ghetti e barriere, principio ribadito nel discorso ufficiale del Presidente della Repubblica sull’anno scolastico.
Il confronto con gli uffici del Colle si concentra così anche sugli spostamenti degli alunni e sulla necessità di non separarli dal luogo in cui vivono senza tener conto delle esigenze familiari.
Sparisce l’allontanamento dei minori
Tra le prime bozze ne circola una che prevede l’intervento dei servizi sociali e, nei casi estremi, l’allontanamento del figlio dalla famiglia. Giuseppe Valditara prende le distanze: «Ma vi pare che facciamo l’allontanamento del minore?».
Nel testo finale quella norma non c’è.
Burqa, niqab e corsi per i genitori
Restano invece il divieto di coprire integralmente il volto negli istituti e i corsi gratuiti e obbligatori di italiano per alcuni genitori, accompagnati da sanzioni economiche in caso di mancata partecipazione.
Giorgia Meloni parla di «Strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero». Dall’opposizione arriva la risposta di Elly Schlein, che definisce il provvedimento «un decreto vergognoso» e accusa il governo di fare «propaganda sulla pelle dei bambini».
Il Colle lima il testo per oltre tre giorni
Il confronto tra Palazzo Chigi, ministero dell’Istruzione e Quirinale dura oltre tre giorni e produce cancellature, riscritture e deroghe. Sotto esame finiscono il diritto allo studio, gli spostamenti degli alunni e la posizione delle scuole straniere ed europee, che alla fine vengono escluse dal limite.
Stylo24 aveva già ricostruito le deroghe necessarie al tetto del 30 per cento.
Meloni rivendica la linea sull’integrazione
La premier insiste sull’impostazione scelta dal governo: «Una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto».
Nel pacchetto entrano anche l’aumento della soglia Isee per i contributi destinati ai libri e nuove risorse per l’orientamento, l’inclusione e il contrasto alla dispersione.
Intanto si apre un’altra partita: la legge elettorale
Mentre si chiude il dossier scuola, nello stesso Consiglio dei ministri Meloni avverte la squadra sulla riforma elettorale. Il governo autorizza la fiducia su tre articoli e la premier chiede a ministri e parlamentari di essere presenti in Aula.
Stylo24 aveva già seguito il confronto sul rischio di voto anticipato legato alla riforma.
Ma lo scioglimento delle Camere non è automatico
L’avvertimento politico di Meloni non basta però, da solo, a mandare il Paese alle urne. La Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica la facoltà di sciogliere le Camere, dopo averne sentito i presidenti.
Un’eventuale crisi di maggioranza dovrebbe quindi passare attraverso le procedure previste dalla Carta.
La maggioranza arriva al doppio banco di prova
Il decreto scuola e la legge elettorale seguono strade diverse, ma finiscono nello stesso passaggio politico. Il primo arriva al Consiglio dei ministri dopo il confronto con il Quirinale; la seconda dovrà misurare la tenuta della maggioranza alla Camera.
Tra Palazzo Chigi, Parlamento e Colle, per il governo si apre così una fase in cui ogni mossa politica dovrà fare i conti anche con i passaggi istituzionali.

















