di Francesco Vitale

Disco verde, da parte della Camera, sulla deroga (destinata esclusivamente ai lavoratori portuali) al Decreto Dignità. Via libera, dunque, alla correzione del provvedimento attuato dal Movimento 5 Stelle. Nello specifico si tratta di una modifica che viene incontro alle necessità e alle problematiche vissute dai «camalli», vale a dire gli scaricatori di merci al porto.

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I portuali, infatti, lavorano a seconda
del volume delle merci movimentate;
si tratta di operatori giornalieri forniti dalle agenzie di somministrazione
in base al traffico che si registra all’interno degli scali marittimi

E’ facilmente intuibile che sottostare da parte loro alle norme dell’articolo 2 del Decreto Dignità – norme che regolano i contratti a termine in somministrazione – sarebbe stato alquanto problematico. Tutto dunque gira intorno alla movimentazione merci presso gli scali marittimi.

I primi a farsi sentire su questo versante erano stati i lavoratori
di Genova e Trieste, che hanno accolto con soddisfazione
la deroga al decreto

E che sarebbero stati pronti, in caso contrario, alla mobilitazione. Le novità del decreto fissano a un massimo di 24 mesi il tempo determinato; dopo i primi 12 vanno indicate le causali, senza il contratto il lavoratore diventa automaticamente stabile. Ogni rinnovo a partire dal secondo ha un costo contributivo aggiuntivo dello 0,5%, escluso il lavoro domestico. Ridotte da 5 a 4 le proroghe. La stretta vale anche per i contratti a termine in somministrazione, esclusi però, come abbiamo visto, i portuali. L’emendamento sui «camalli» è stato quindi riformulato dai relatori e approvato in aula.

La parola adesso passa al Senato

I portuali sono così rimasti esclusi dalla stretta sulla somministrazione a tempo determinato prevista dal Decreto Dignità; potranno rientrare nei rapporti regolati dalla legge portuale numero 84 del 1994.  La legge permette di chiedere personale aggiuntivo in deroga. Tornando al provvedimento, l’assemblea di Montecitorio lo ha approvato con 312 sì, 190 no e un astenuto. Il testo passa adesso in seconda lettura al Senato.

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