di Giancarlo Tommasone

Piuttosto che di Napoli, ultimamente si sente parlare di Nazione partenopea. Il giusto palco per l’aria internazionale che si respira a Palazzo Giacomo da un po’ di anni. L’ultima circostanza in ordine cronologico vede Luigi de Magistris ‘intimare’ agli Usa di far girare al largo dalle acque territoriali napoletane un sommergibile nucleare. A tal proposito il sindaco cita, scrivendo all’ammiraglio Faraone, una delibera, la 609 del 23 settembre 2015, approvata, su sua iniziativa, con la quale il porto è stato dichiarato “area denuclearizzata”. Nell’ambito del respiro internazionale che tende ad assumere il Comune di Napoli, sono tanti gli ambasciatori e i consoli stranieri che la fascia tricolore ha ricevuto in Municipio durante i suoi mandati.

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L’ammiraglio Arturo Faraone

Tra gli altri i rappresentanti del Principato di Monaco, dell’Azerbaijan, dell’Indonesia, del Kazakistan, dell’Islanda, dell’Armenia, della Lettonia  e del Pakistan.

Di questo passo, tra un po’, ci saranno quasi più gagliardetti del Comune in giro per il mondo, che quelli del Calcio Napoli. E quando non riceve a Palazzo San Giacomo, il sindaco effettua viaggi internazionali che lo portano in Palestina, negli Stati Uniti (San Francisco e New York), a Bruxelles, ad Amburgo, a Vienna e a Barcellona.

Il sindaco si reca perfino a Baku, in Azerbaigian

Napoli ombelico del Mediterraneo, certo, e allora bisogna imbastire rapporti anche attraverso il conferimento della cittadinanza onoraria, con cui il sindaco insignisce il leader curdo Ocalan; prima ancora il riconoscimento era stato conferito ad Abu Mazen, vale a dire al Presidente dello Stato di Palestina. Senza dimenticare, tra l’altro, nell’ottica del già citato respiro sempre più internazionale di Partenope, l’accordo stretto dalla fascia tricolore con l’ex ministro greco Varoufakis per le prossime elezioni europee.

In politica, Napoli e il sindaco aspirano sempre più a un ruolo mondiale

L’aspirazione a incarichi ‘planetari’ era già stata coltivata da de Magistris quando era pubblico ministero a Catanzaro. Se ne occupò, a marzo del 2015, il settimanale Panorama. La circostanza emerse il 12 febbraio di quell’anno, durante un’udienza del processo che si svolgeva a Salerno e imbastito per fare luce sull’ipotesi che l’inchiesta Why not – condotta tra 2006 e 2007 in Calabria da De Magistris – fosse stata ostacolata. Da premettere che la Terza Corte di Appello di Roma il 21 ottobre del 2015, ha assolto il sindaco Luigi De Magistris ed il consulente Gioacchino Genchi dall’accusa di abuso d’ufficio in relazione alla vicenda dell’acquisizione di tabulati telefoni di politici.

 

Giuseppe Pisanu

Tornando all’udienza presso il Tribunale di Salerno, il 12 febbraio del 2015, fu interrogato in aula Alfredo Garbati, il pm calabrese che nel dicembre 2007, subentrò a De Magistris nella suddetta inchiesta Why not. Fu Garbati a rivelare – riportò Panorama – che nella banca dati di Gioacchino Genchi (il consulente tecnico di Luigi De Magistris quando questi era pubblico ministero a Catanzaro) c’erano anche “52 utenze telefoniche riferibili al Consiglio superiore della magistratura”, tra cui quelle personali di alcuni suoi membri, più “14 utenze della segreteria generale della presidenza della Repubblica”. Panorama, nell’inchiesta giornalistica di marzo 2015, elenca altri tabulati telefonici finiti nei controlli, come l’utenza del procuratore nazionale antimafia, quella di un suo aggiunto e di qualche sostituto; i numeri di telefono di 13 parlamentari, di quello del presidente del Consiglio, del ministro degli Interni e del suo vice con delega ai servizi segreti.

Romano Prodi

Nell’archivio, sempre secondo quando affermò Garbati, erano finiti anche i telefoni di funzionari dell’ambasciata americana a Roma. Garbati aggiunse poi “che nei sospetti c’era anche il Papa precedente, Papa Ratzinger, in quanto le sue segretarie, le ancelle, erano vicine a Comunione e liberazione, la quale è coincidente alquanto con la Compagnia delle opere”. In relazione alla vicenda dell’acquisizione di tabulati telefonici di otto politici nel periodo in cui l’attuale sindaco di Napoli era pm a Catanzaro e titolare dell’inchiesta Why Not, lo ribadiamo, de Magistris e Gioacchino Genchi, il 21 ottobre del 2015 sono andati assolti.

Francesco Rutelli

L’accusa di abuso d’ufficio faceva riferimento all’acquisizione di tabulati telefonici, nel 2007, dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, di Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti, Antonio Gentile, Sandro Gozi, Giuseppe Pisanu e Giancarlo Pittelli. Nessuna prova di una consapevolezza che l’acquisizione di tabulati telefonici era relativa ad esponenti politici e nessun dolo intenzionale, ossia il proposito di “arrecare un ingiusto danno ai titolari delle utenze”, queste le motivazioni che determinarono le assoluzioni.