Luigi de Magistris e Matteo Renzi

di Giancarlo Tommasone

Mai, Luigi de Magistris è apparso isolato politicamente, come nell’ultimo periodo. Che ci restituisce una immagine alquanto «stanca», senza idee, senza obiettivi, se non lontanissimi all’orizzonte, del primo cittadino partenopeo. Forse la sintesi più eloquente rispetto alla sua estromissione dai giochi, dal punto di vista mediatico, la fanno gli scatti di ieri sera, nel nuovo stadio San Paolo, in tribuna autorità, dove a celebrare un Napoli vittorioso sul Liverpool, accanto al presidente De Laurentiis c’era il governatore della Campania (e uno dei tanti nemici politici di Giggino), Vincenzo De Luca. Il calcio si sa, come è stato più volte ribadito da grandi intellettuali del passato è «metafora della vita». Ma chiudendo la parentesi squisitamente sportiva, c’è da sottolineare che adesso, de Magistris fa i conti con un’altra estromissione: non è più l’anti-Salvini.

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A scalzarlo dal ruolo che faticosamente ha provato a cotruirsi, ci ha pensato Matteo Renzi, che con la «scissione» e la creazione del soggetto Italia Viva, si pone come unico a contrastare il populismo, e il segretario del Carroccio. Proprio lui, sì, Matteo Renzi, vecchio obiettivo della fascia tricolore partenopea, che quando il toscano di Firenze era presidente del Consiglio, dichiarò «Napoli, Comune derenzizzato», con tanto di cartello «photoshoppato» e inserito a corredo di un lungo post su Facebook (era l’agosto del 2015).

Quando il sindaco Luigi de Magistris
dichiarò Napoli, «Comune derenzizzato»

Renzi era accusato di essere «premier non eletto, nominato dalla casta» e di voler «mettere le mani sulla città». Panta rei, tutto scorre, e viene pure il momento della vendetta. Quella che sta consumando Renzi, assai fredda, e forse, per questo, ancora più gustosa, nei confronti di de Magistris. Che a fine novembre scorso, dichiarava: «Sono io l’anti-Salvini, se si vota nel 2019, mi candido premier». Concetto ribadito circa una settimana dopo: «Il M5S ha tradito, sono io l’anti Salvini».

E invece no. Ora l’anti-Salvini, l’antipopulista, si chiama Matteo Renzi. Nell’ultimo periodo, inoltre, ha ravvivato canali americani, ponendosi con l’establishment a stelle e strisce, come l’unico a poter contrastare il leader della Lega, che non dimentichiamolo, è appoggiato dalla Russia. Renzi ha tutte le carte in regola anche per imporre il suo ruolo a livello internazionale, progetto che a de Magistris non è mai riuscito (vedi pure l’impossibilità manifesta di presentarsi alle Europee).

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L’ex premier, può vantare, è un dato di fatto, un curriculum assai più prestigioso e sostanzioso del sindaco di Napoli (di cui tra l’altro è più giovane di 8 anni); ha decine tra deputati e senatori , e centinaia di amministratori locali che lo seguono; ha un universo (pure) economico che si muove intorno a lui. Giggino di contro, mette sul piatto della bilancia deMa, un soggetto politico che è niente di più che una discreta associazione culturale, e una decina di sostenitori tra consiglieri, assessori comunali e un pugno di attivisti dei centri sociali.