Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris

Forse qualcuno dovrebbe suggerigli di essere un po’ meno prolisso.

di Andrea Bianco.

Chissà se poi alla fine deciderà di farne una raccolta e andrà in giro a presentare il suo libro, ma una cosa è certa: il post del lunedì mattina del sindaco de Magistris oramai è diventato un appuntamento atteso sicuramente da tutti gli oltre 440mila (442.146 al 30 settembre, per essere precisi) followers della sua pagina Facebook.

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Più di un qualunque eccelso editoriale, più della puntata di un racconto, più di un nuovo episodio di Montalbano, il post del primo cittadino di Napoli è una delle prime cose che si devono leggere a inizio settimana.

Lungo, lunghissimo, di quelli che rientrano nella serie “continua a leggere”, quelli che inizi a leggere davanti al caffè e termini alla fine della sigaretta, compreso di cornetto e spremuta di arancia. Quelli che ti chiedi “ma qualcuno gli dirà che il tempo medio di lettura sui social network è di un minuto?”. Quelli che alla quinta riga spesso ti dici “vabbè, proseguo dopo” ma solo per sapere come va a finire.

Gli argomenti, in verità, non sono poi tanto vasti: si parla di Napoli, si fa riferimento all’orgoglio cittadino, alla resurrezione partenopea (“Napoli, alzati e cammina”…ah no, quello era un altro!), alla capacità di avere amministrato senza soldi, poi si parla di miracolo laico (forse riferendosi a qualcuno del suo entourage che, un po’ di tempo fa, lo definì “santo laico”), di impegno, di passione, di sacrifici (e vabbè, e questo pare il minimo sindacale, appunto!).

Gli attenti osservatori e fedeli lettori del lunedì non possono non aver notato l’uso perpetuo di parole chiave, parole eccelse (che però occorre avere una media cultura storica per comprendere): liberismo, capitalismo, umanesimo fino a ieri mattina dove si è iniziato parlando di “buio della politica” e, giustamente, si è finito a parlare di “illuminismo” in chiave partenopea.

Non mancano poi le citazioni (dal Vangelo fino a Pino Daniele), le celebrazioni e le autocelebrazioni, le incitazioni (“Ce la farò, ce la faremo”), le invettive contro questo o quel governo, questo o quel ministro, gli annunci di iniziative indimenticabili che poi è meglio dimenticare una volta concretizzatesi.

Un amletico dubbio però sorge a ogni inizio di settimana: ma se Luigi de Magistris dichiara di fare il sindaco 24 ore su 24, di occuparsi della città senza tregua, di essere dedito solo e soltanto al suo lavoro … quando trova il tempo per elucubrare questa chicca filosofica settimanale?