Tony Colombo, Claudio de Magistris e Nino D'Angelo

Il cantante siciliano: ho video inediti che provano che ci furono i controlli delle forze dell’ordine

di Giancarlo Tommasone      

Secondo gli inquirenti, sarebbe lui, Claudio de Magistris, fratello minore del sindaco di Napoli, il trait d’union tra il cantante neomelodico Tony Colombo e gli uffici del Comune, per imbastire la pratica finalizzata ad ottenere le autorizzazioni necessarie per il flash mob svoltosi tra le 18.30 e le 23 dello scorso 25 marzo, lunedì, in Piazza del Plebiscito a Napoli. Ma, argomentano i pm coordinati dal procuratore capo Melillo, quell’evento tutt’altro fu che un flash mob, poiché si risolse in un vero e proprio concerto, finalizzato al lancio commerciale di un prodotto. Vale a dire un video musicale (per la canzone «Ti amo amore mio», che oggi conta 10 milioni di visualizzazioni) che è stato pubblicato su YouTube il 28 marzo, lo stesso giorno in cui il cantante siciliano convola a nozze con Tina Rispoli (vedova del boss degli Scissionisti, Gaetano Marino, ucciso a Terracina nell’agosto del 2012). Per tale motivo ai nove indagati, si contestano a vario titolo, i reati di concorso in abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. Claudio de Magistris, rispetto al suo coinvolgimento nell’inchiesta, ha tenuto a sottolineare che in virtù del lavoro che svolge (nel segmento dello spettacolo), conosce Colombo, come conosce molti altri artisti. Ma ha detto di non aver avuto alcun ruolo attivo nella vicenda in oggetto.

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In effetti, a sostegno della sua tesi, il fatto che non abbia alcun incarico ufficiale in Comune, anche se per quel che riguarda i permessi, nel 2017, lo cita anche un altro cantante, Nino D’Angelo. Nel corso di un programma trasmesso dalla Rai, presentato da Pippo Baudo, l’ex caschetto d’oro della musica partenopea, annuncia urbi et orbi, che ha appena avuto il permesso per festeggiare i suoi 60 anni allo stadio San Paolo di Napoli. Chi gli da il via libera? «Mi ha scritto il fratello del sindaco (Claudio, appunto), mi ha dato l’ok. Il 24 giugno (del 2017, ndr) festeggerò i sessant’anni allo stadio San Paolo di Napoli», dice D’Angelo a Baudo. In effetti, il concerto si tiene proprio quel giorno.

La festa per i sessant’anni
di Nino D’Angelo al San Paolo

C’è da considerare come pure nel 2017, Claudio de Magistris, non avesse alcun incarico ufficiale in Comune, quindi ci si chiede a che titolo abbia potuto dare l’ok per lo spettacolo di D’Angelo nell’impianto di Fuorigrotta. Tornando all’inchiesta, oltre ai già citati Colombo e Claudio de Magistris, sono finiti nel registro degli indagati la segretaria particolare del sindaco, e presidente della Commissione pubblico spettacolo di Palazzo San Giacomo, Sarah Terracciano; Mafalda Fasanella, membro della segreteria del primo cittadino e dell’Ufficio Cinema; il comandante dei vigili urbani di Chiaia, Sabina Pagnano; il capitano Giovanni D’Ambrosio e tre vigili (di pattuglia la sera del flash mob). In particolare a de Magistris jr, Colombo, Terracciano e Fasanella si contesta di aver agito in concorso procurando un vantaggio patrimoniale all’artista neomelodico.

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Nella giornata di ieri, Colombo, partecipando al talk show di Barbara D’Urso, «Pomeriggio 5», ha ribadito di essere in regola con tutti i permessi, e ha dichiarato di essere in possesso di un video che proverebbe che i controlli, da parte delle forze dell’ordine, quel 25 marzo siano stati effettuati. Immagine inedite, afferma il cantante, girate mentre si stava allestendo il set per lo «spettacolo». La circostanza, tra l’altro, era stata anticipata da Stylo24, che aveva intervistato uno degli organizzatori del «flash mob», poco dopo lo scoppio del «Colombogate». L’organizzatore riferì che ci fu anche un accesso dei vigili urbani, quando in piazza era già stata consegnata la scatola di polistirolo che servì a celare il palchetto, per l’effetto sorpresa nei confronti della futura sposa.

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Relativamente all’inchiesta in oggetto, sotto la lente degli inquirenti sono finite una serie di mail (scambiate tra il 13 e il 15 marzo 2019 tra il cantante siciliano, Terracciano e Fasanella) e si è aperta la caccia a eventuali messaggi WhatsApp, che potrebbero venir fuori dai telefoni cellulari sequestrati alle persone coinvolte nel caso, ribattezzato delle «nozze trash».