giovedì, Agosto 11, 2022
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Arancioni senza classe dirigente, Giggino si affida ai burocrati

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di Giancarlo Tommasone

Una vecchia conoscenza del Comune di Napoli, l’ex vice direttore generale Area risorse umane a Palazzo San Giacomo, Francesco Maida, approda nell’esecutivo bis del sindaco Fiorella Esposito. La fascia tricolore di Arzano è la prima e unica deMa della provincia di Napoli.

Dimessasi all’inizio di novembre, Esposito ha ritirato le dimissioni
e ha ricostruito la squadra, chiamando appunto Maida
a ricoprire la delega alle Politiche finanziarie
e del personale con rapporti con la Città Metropolitana

Un «prestito», una indicazione che viene, è naturale, da de Magistris, presidente degli arancioni. La nomina di Maida è però indicativa della mancanza di classe dirigente a cui il leader di deMa può attingere: Maida non è certo un politico, piuttosto si può considerare un burocrate.

Ciò dimostra ancora una volta che la narrazione di deMa o di Demos (il nome da dare alla lista che si vorrebbe presentare alle Europee, come scritto oggi da Alessio Gemma su la Repubblica) in realtà non corrisponde alla realtà dei fatti. Perché se de Magistris avesse avuto a disposizione una classe dirigente di natura politica non avrebbe scelto un burocrate, qual è appunto Maida. Per di più, l’ex direttore generale ha un ruolo strategico, che prevede di rapportarsi con Città Metropolitana. Va fatta qualche considerazione: il sindaco di Napoli si sta ormai circondando non di politici di professione ma di persone prestate alla politica dalla burocrazia, dai centri di potere.

Testimonianza della linea seguita sono ad esempio le ultime nomine di assessori a Palazzo San Giacomo: Monica Buonanno (proveniente da Italia Lavoro) e Laura Marmorale (pezzo della Giunta in quota Gesco). O se vogliamo andare più indietro nel tempo, Annamaria Palmieri (sopravvissuta a sette rimpasti) che proviene dal mondo della scuola o Enrico Panini che ha un passato nella Cgil. Luigi de Magistris non dispone dunque di classe dirigente, questo perché soltanto sua deve essere la chiave di interpretazione politica del proprio operato.

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