Luigi de Magistris e Matteo Renzi

Palazzo Chigi val bene una stretta di mano con l’odiato Matteo Renzi. E, così, Giggino si avvicina a passi veloci, velocissimi verso la coalizione che si opporrà alla corazzata populista del M5S e della Lega alle prossime elezioni.

Laura Boldrini e Luigi de Magistris

Il nome di battaglia del cartello elettorale è ancora incerto (a Laura Boldrini piace «Fronte Democratico», mentre Renzi preferirebbe «Alternativa democratica») ma sono certi, invece, quelli che ne faranno parte: il Pd, LeU e (strano ma vero) il cespuglietto napoletano del sindaco arancione, deMa.

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Per il superiore interesse della Nazione, quindi, pace (quasi) fatta tra de Magistris e l’ex premier fiorentino.

A smussare gli ultimi angoli, secondo quanto risulta a Stylo24, sarebbero la Boldrini (che non a caso è stata l’unica leader nazionale a inviare un telegramma d’auguri alla convention di deMa di venerdì scorso) e il governatore pugliese Michele Emiliano. Che con l’ex collega di toga partenopeo ha sempre mantenuto un certo feeling tant’è che si erano messi in testa di fare le Olimpiadi del Sud nel 2028 tra Napoli e Bari.

Michele Emiliano e Luigi de Magistris

De Magistris, dunque, si schiera dalla parte di Sergio Mattarella e dei timori del mercati (e tutta la narrazione della lotta ai poteri forti? E il pil della felicità? E il sogno dell’anarchia?) archiviando, d’un colpo, le suggestioni di candidature alle regionali e alle Europee.

Yanis Varoufakis con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris
Yanis Varoufakis con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris

Una scelta che, peraltro, conferma la rottura con l’ex ministro greco Yanis Varoufakis che, certamente, non è un sostenitore di Bruxelles, e lo ha ribadito proprio ieri attaccando il Capo dello Stato Italiano; e col francese Jean-Luc Melenchon, sulle cui posizioni resta invece «Potere al popolo» che, con deMa, ha ormai più punti di divergenza che di convergenza.

Luigi de Magistris e Jean-Luc Melenchon
Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris e Jean-Luc Melenchon, leader di La France insoumise

La strategia di Luigi de Magistris è sottile: non vuole solo entrare in coalizione (e, quindi, in Parlamento lasciando a Raffaele Del Giudice o a Enrico Panini la responsabilità di guidare un Comune sostanzialmente fallito) con il ruolo di catalizzatore di voti nel bacino grillino, ma ambisce a diventarne il leader.

È convinto, Giggino, che il suo profilo sia quello più adatto, dal punto di vista della comunicazione, a sostenere lo scontro con un Alessandro Di Battista o con un Matteo Salvini.

Piuttosto che puntare su un serafico e fin troppo nobiliare Paolo Gentiloni (il candidato premier della coalizione democratica), il sindaco di Napoli proverà a convincere gli alleati e a scommettere una fiche non sul rosso, non sul nero ma sull’arancione.