Luigi de Magistris

di Giancarlo Tommasone

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La fase esecutiva del piano è partita, «ufficializzata» da Luigi de Magistris con la sua partecipazione alla festa nazionale del Pd a Ravenna. Laddove il sindaco di Napoli è stato chiamato a intervenire su quello che il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, definisce «campo largo». Da che parte sta de Magistris? «Basta che ci sia la volontà di collaborare e ascoltare esperienze che non siano di partito. Allora ci saremo». Anche se sarebbe meglio dire: io ci sarò. Perché è indubbio che in questa nuova avventura, imbastita per gettare le basi della sua nuova collocazione politica, il sindaco di Napoli, va da solo, lasciandosi alle spalle gregari e fedelissimi, come un ciclista che sa che l’unica cosa che può pagare, che può salvarlo, in questo momento, è la fuga solitaria, lasciando, indietro, nel gruppone, portatori d’acqua (in primis l’universo dei centri sociali) e tutti coloro che hanno reso possibile, con il loro appoggio, soprattutto il secondo mandato napoletano della fascia tricolore.

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Che scade nella primavera del 2021, poco meno di due anni davanti di «tranquillità» e copertura, nell’attesa che qualcosa cambi e che permetta a Giggino di poter provare l’«ebbrezza» di presentarsi alle Politiche. Quando? Non è ancora dato saperlo, dipende tutto dalle evoluzioni della crisi di Governo.

Nel frattempo, da Facebook, attraverso il consueto post del lunedì, de Magistris rilancia il concetto di «Napoli, laboratorio politico e sociale», che sembra quasi il nome di un nuovo soggetto «indipendente».

Il sindaco
di Napoli e l’immancabile
post del lunedì
su Facebook

Perché dovesse essere inglobato, come appare sempre più possibile, nel «campo largo» del centro e della sinistra da opporre a destra (Lega in primis) e M5S, lo farebbe da solo, magari proprio da «indipendente», partecipando nelle fila del Pd. Per il resto, spinto a intervenire, prima sui temi dell’autonomia e poi su quello del «campo largo», il sindaco ha riletto il solito «copione del piagnisteo». L’ex pubblico ministero ha ricordato ai presenti come a Napoli governi «da otto anni, senza soldi», né tanto meno «partiti e apparati alle spalle, ma motivando i napoletani».

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E promuovendo l’immagine del capoluogo partenopeo, ma soprattutto della sua amministrazione, come di un laboratorio politico. Di contro ha bocciato, è chiaro, l’alleanza di Governo giallo-rossa, e nello stesso tempo, però, come abbiamo visto, non ha escluso il dialogo rispetto al soggetto allargato. Verrebbe quasi voglia di rispolverare il refrain di un brano cantato da Francesco De Gregori, «Il bandito e il campione», con le dovute correzioni, naturalmente: vai Giggino, nessuno ti segue su quello stradone. Sei solo. I compagni alle spalle, lasciati nel gruppone.