Luigi de Magistris festeggia la vittoria col gesto dell'ombrello

di Giancarlo Tommasone

Una sorta di intercalare, come il «che» di Ernesto Guevara. Negli anni del suo mandato, non si sa di preciso quante volte Luigi de Magistris abbia usato la parola «rancore». Spesso associandola a «comunità», utilizzando tale termine per descrivere l’atteggiamento e il clima ostili nei suoi confronti o per bollare (come rancorosi) avversari politici e «nemici» della città di Napoli. Definita, di contro, «comunità dell’amore».

ad

Sentimento quest’ultimo, a cui il sindaco ha detto più volte di essere votato, e che «caratterizza il capoluogo e il popolo partenopei».

L’elenco è lungo; de Magistris ha dispensato largamente il termine «rancore» tramite discorsi, interviste, post sui social network. Noi riporteremo appena qualche stralcio, riferito ad alcune circostanze. Gli argomenti sono disparati, come pure gli avversari a cui, la fascia tricolore si è riferito.

Gianni Lettieri
L’ex candidato sindaco del centrodestra, Gianni Lettieri

Nel «girone dei rancorosi», perché spesso Giggino cita Dante Alighieri de «La Commedia», ci sono più degli altri, Vincenzo De Luca e Gianni Lettieri. Ma de Magistris prende le distanze dalla comunità del rancore e aborre dal sentimento – il più lontano, dice, dalla sua sfera – persino per salutare, alla fine di una lettera molto critica, Roberto Saviano. «Ciao Saviano, senza rancore» (6 gennaio 2017).

Lo scrittore Roberto Saviano

Partiamo però dal 21 maggio scorso. Il riferimento è al famoso audio di De Luca, quello diffuso pochi giorni fa: «La nostra città oggi senza risorse economiche e con il contrasto, l’avversione e addirittura il rancore… è prima in Italia e tra le prime in Europa per crescita culturale e turistica». Lo stesso giorno in una sorta di lettera aperta ai napoletani, de Magistris scrive su Facebook: «Città dell’accoglienza contro le comunità del rancore».

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il governatore Vincenzo De Luca

Ancora De Luca nel mirino: «Con astio e rancore non si va lontano» (15 maggio 2018). Il dieci maggio scorso, invece il sindaco definisce «piene di rancore» le dichiarazioni rese dal patron del Napoli De Laurentiis, sui ritardi nei lavori allo stadio San Paolo.

L’otto maggio, parlando delle comunità di sindaci che potrebbero rendere il Paese più unito, ha detto: c’è differenza tra le forze politiche caratterizzate dal rancore e i sindaci che invece si contraddistinguono per una forte coesione.

Passiamo alla manifestazione contro il debito ingiusto: «C’è chi opera sempre per amore della propria terra e c’è chi opera animato da rancore ed odio» (16 aprile 2018). Per commentare tutte le fasi della campagna elettorale delle Politiche, il termine rancore – naturalmente – è stato utilizzato abbondantemente nei mesi di gennaio, febbraio e marzo.

L’ex vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano

Passiamo allo scorso anno, argomento Ius Soli: vogliamo costruire una comunità di benessere e non di rancore (18 dicembre 2017); il Sud visto dallo spazio: a coloro che fondano la loro azione nel rancore e nell’odio, rispondiamo con la costruzione di comunità dell’unità nelle differenze (18 settembre 2017); anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle: dobbiamo cercare di capire fino in fondo cosa c’è dietro tanto rancore (11 settembre 2017). Un Giggino versione «spirituale» e particolarmente ispirato scrive il 21 agosto dello scorso anno: «Cominciare una forte opera di bonifica dove si sono radicate le comunità del rancore».

Il segretario regionale del Pd, Assunta Tartaglione
Il segretario regionale del Pd, Assunta Tartaglione

Il Vesuvio brucia, il sindaco è accusato di «insensibilità», perché in piena emergenza avrebbe partecipato a una festa: non sono andato a fare una festa, su queste tragedie non sono ammissibili strumentalizzazioni politiche da parte della comunità del rancore (13 luglio 2017). Col «rancorometro» andiamo al 2016, de Magistris ha appena battuto Gianni Lettieri alle elezioni: non ha ricevuto dal suo avversario nemmeno un sms di congratulazioni. «Non me ne stupisco – dice il sindaco – ha condotto una campagna contro di me all’insegna del rancore» (20 giugno 2016).

Lettieri è pure quello, che per Giggino, ha vinto il campionato del rancore, oppure sta nel girone del rancore.

Ma chi di rancore ferisce di rancore perisce. Assunta Tartaglione, segretario del Pd campano dice di de Magistris: ha trasformato la città della gioia, in quella del livore e del rancore (18 aprile 2016). Il 28 agosto del 2014 nella lista dei rancorosi di de Magistris entra pure Pina Picierno: «Si sta iscrivendo (Picierno) alla lista degli astiosi e rancorosi».

De Laurentiis
Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

Il 15 novembre del 2013, il sindaco parla della mozione di sfiducia rivolta a Tommaso Sodano: «Ho sentito rancore e risentimento. Sono molto arrabbiato, Sodano lavora con grande passione». Ci sono molti altri episodi, ma qui basti sottolineare come il sindaco della città del sentimento, si affidi molto di più al termine rancore rispetto alla parola amore. E questa, anche in virtù di ciò che la fascia tricolore predica sull’essere napoletani, è una cosa molto poco partenopea.