Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris si annoda la bandana arancione (Stylo24)
Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris si annoda la bandana arancione (Stylo24)

di Giancarlo Tommasone

Lo scorso 6 febbraio, il sindaco de Magistris, intervenendo sull’arresto di Giancarlo Longo, giudice civile in servizio a Ischia, ha lanciato un tweet: «Allarmante aumento corruzione in magistratura. Individuai molti magistrati collusi quando ero pm in Calabria: Csm fermò me e non i corrotti!». Ma vediamo perché de Magistris fu davvero fermato. All’inizio del 2008 la Sezione disciplinare del Csm dispose il trasferimento dell’ex magistrato da Catanzaro e dalla funzioni di pubblico ministero. Il sindaco fu “condannato” per le seguenti incolpazioni: l’aver inviato il fascicolo Poseidone alla Procura di Salerno dopo l’avocazione; aver indagato  il senatore Giancarlo Pittelli e il generale Walter Lombardo Cretella, annotandone le generalità su un foglio custodito, poi, in un armadio blindato, senza averne informato i superiori (entrambi poi archiviati, anni dopo); l’aver firmato un decreto di perquisizione abnorme in Toghe lucane; aver nascosto il decreto ai suoi superiori; aver perquisito – a indagini concluse – i coniugi Cannizzaro; aver dimenticato di chiedere la convalida di 26 fermi di polizia giudiziaria a carico di altrettanti trafficanti di droga. 

ad
Palazzo dei Marescialli, sede del Csm

Di indagini “scomode” sui magistrati non si fa cenno nel provvedimento del Consiglio superiore della magistratura. Luigi de Magistris, però, a distanza di dieci anni, continua a portare avanti le sue “convinzioni”: quelle che si basano sul fatto che quando era a Catanzaro, avrebbe individuato molti magistrati collusi, ma il Csm fermò lui e non i corrotti. Forse si tratta di una dimenticanza di Giggino, ma per aiutarlo a ricordare e pure per dovere di cronaca, inseriamo anche le accuse da cui fu assolto: non aver adottato le misure necessarie per impedire la fuga di notizie sulle sue inchieste (Poseidone, Why not e Toghe lucane); aver avuto rapporti «disinvolti» con la stampa; aver omesso di tenere blindate le notizie segrete delle indagini; il fatto di aver nascosto al procuratore capo il decreto di perquisizione nei confronti di magistrati che erano in servizio a Matera. Infine, l’accusa di aver screditato l’istituzione giudiziaria. Fatto sta che dalla metà di gennaio 2008, de Magistris dovette dire addio alle funzioni di pubblico ministero. Arrivò a Napoli dove divenne giudice del Riesame. Di lì a poco, si candidò con IdV e divenne prima europarlamentare e poi sindaco. Carica che ricopre tuttora. Con qualche piccolo – e giustificabile – lapsus. 

Riproduzione Riservata