De Magistris festeggia con la corona in testa

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di Giancarlo Tommasone

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Nelle scorse ore, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris è intervenuto sulla questione relativa al caso dei senatori «ribelli» del M5S, Paola Nugnes e Gregorio De Falco, sanzionati dal Movimento, per aver portato il governo a cadere sul cosiddetto condono di Ischia. In merito alla vicenda, la fascia tricolore partenopea si è espressa in maniera alquanto ironica: «(Le sanzioni sono il simbolo) di come per i 5 Stelle nel parlamento vigano logiche molto democratiche, come le espulsioni per il dissenso».

Diciamo subito che per il caso appena descritto,
le dichiarazioni del sindaco di Napoli
non sono proprio esempio di coerenza.

Ha parlato di espulsioni operate dal M5S per il dissenso, ma ha dimenticato che durante i sette anni e mezzo dei suoi due mandati sono stati effettuati ben sette rimpasti, con il cambio di numerosi assessori, molti dei quali sono stati letteralmente «dimessi», perché non considerati più in linea con la politica arancione.

Solo due casi, che però descrivono bene l’iter che seguirà chi è in dissenso con Giggino: quello di Tommaso Sodano (giugno 2015) e quello molto più recente di Maria D’Ambrosio, «vittima» del rimpasto di ottobre. Quest’ultima, ex assessore dei Verdi, dicono i detrattori del sindaco, avrebbe pagato con l’allontanamento dalla Giunta la fedeltà a Vincenzo De Luca.
Per molti, soprattutto per quelli che una volta erano legati a deMa e adesso non lo sono più, il primo cittadino è un accentratore, il «sovrano» indiscusso (e da non mettere in discussione).
C’è un episodio che rende molto il senso di quanto appena scritto; lo racconta l’ex consigliere comunale Gennaro Esposito (eletto nel 2011) nel corso di un’intervista a Fanpage (16 giugno 2018).
«La prima volta che entrai a Palazzo San Giacomo col gruppo “Napoli è tua” ovvero Vasquez, Iannelli, Pace eccetera, il sindaco de Magistris ci disse, lo ricordo benissimo, eravamo intorno al tavolo del salottino al secondo piano alla sala giunta: io vi voglio dire che io sarò un monarca. Inizialmente non capii, pensai ad un eccesso nella foga del momento. Ma riflettendo, anni dopo, mi sono reso conto che a quelle parole fin da subito ci saremmo dovuti ribellare».

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