Nicola Zingaretti e Vincenzo De Luca

Non si può consentire al governatore di mettere a rischio l’economia regionale con un nuovo lockdown solo perché è incapace di riorganizzare il sistema sanitario. La Campania è povera (anche grazie a lui) e non sopravvivrebbe

La strategia è chiara: superati i 70 anni, Vincenzo De Luca ha un unico obiettivo nella vita ora che è stato riconfermato alla guida della Regione Campania. Scalare il Partito democratico e arrivare alla segreteria nazionale al posto di Nicola Zingaretti o di chi ci sarà al suo posto da qui a qualche tempo. E per farlo, il governatore dem ha solo un sistema: cavalcare la popolarità arrivata grazie al coronavirus. Da qui la scelta di tenere sempre alta, altissima la tensione minacciando nuove chiusure generalizzate e indossando la maschera feroce del conducator che non teme nulla e nessuno. I dati in Campania, che Palazzo Santa Lucia snocciola con puntualità degna di miglior circostanza, sono sempre «tagliati» in chiave catastrofista. Aumentano i contagi, è vero. Ma aumentano pure le guarigioni e diminuiscono i decessi. Le terapie intensive sono tutt’altro che sature. E questo De Luca difficilmente lo sottolinea nei suoi appuntamenti social. Preferisce soffermarsi su quello che gli garantisce l’esercizio di un potere assoluto sulla vita di quasi sei milioni di persone. Potere che, peraltro, è palesemente infondato: senza una allarmante e soprattutto duratura situazione di crisi sanitaria, il governatore può chiudere al massimo la porta del suo ufficio.

La Campania è al primo posto in Europa per rischio povertà. E questo è anche il risultato di cinque anni di gestione monocratica della Regione da parte di un presidente che crede che alla fatica di padroneggiare un gigantesco apparato burocratico come quello di Palazzo Santa Lucia si possa sostituire il motto di spirito triviale, la battuta sconcia o – come abbiamo visto in questi mesi – l’atteggiamento autoritario.

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