sabato, Dicembre 3, 2022
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De Luca punta la segreria Pd e attacca Letta: «Stia a casa chi si è stancato»

Per il governatore campano «il Sud è scomparso dal suo orizzonte da anni e anni»

Il governatore Vincenzo De Luca ormai non ha più confini e, nonostante la batosta in Campania (dove è riuscito a «piazzare» solo il figlio in Parlamento), starebbe per provare il colpo grosso, come raccontano Carlo Tarallo sulla Verità e Angelo Agrippa sul Corriere del Mezzogiorno: l’assalto alla segreteria nazionale del Pd scaricando il peso della sconfitta tutto sulle spalle di Enrico Letta: «Chi si è stancato, stia a casa» afferma.

«Il nostro linguaggio ha dimenticato le parole della gente normale. Parliamo una lingua morta. Spesso, non ci ascoltano neanche. Offriamo, il più delle volte, un personale politico senza nessun legame con i territori, cresciuto nelle stanze ammuffite delle correnti, o nei salotti pieni di luce e privi di aria. Non si vede gente che provenga dalla fatica e che conosca l’odore della terra bagnata, o il rumore di una fabbrica o l’angoscia di una vita di povertà, di una bottega che chiude, di un lavoro che non arriva mai» sottolinea.

De Luca: «Bene un congresso rapido»

«Dopo le elezioni, abbiamo davanti un problema politico enorme: è in gioco, ormai, il carattere di forza nazionale del Pd. Il Sud è scomparso dal suo orizzonte da anni e anni. E in queste condizioni, si rischia di diventare un partito meno che regionale, condannato all’ininfluenza». Un passaggio chiaro e preciso, che fa intendere la decisa volontà del governatore di puntare su se stesso: «Bene un congresso rapido, e quanto più aperto alla partecipazione popolare, e non autoreferenziale».

In questi anni, dice, «mi è capitato di segnalare innumerevoli volte le criticità, i vuoti programmatici, le degenerazioni della vita interna. Non ricordo, francamente, dirigenti che abbiano avuto il coraggio di parlare per tempo e con chiarezza. Ricordo solo gente politicamente corretta, e ben nascosta e mimetizzata. Si dovrà parlare anche di tutto questo, in una stagione politica, che ci obbliga a un linguaggio di verità. Per il resto, occorre avere fede e senso della storia. Con rispetto, attendiamo all’opera i vincitori delle elezioni. “Nihil dictu facilius”: nulla è più facile che parlare. Governare e decidere, è un’altra cosa».

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