giovedì, Maggio 26, 2022
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«De Luca non avrà vita facile per le amministrative a Napoli»

L’intervista – Giulio Di Donato a Stylo24: «La città è abbandonata, de Magistris è stato salvato da un paio di “scilipotini” locali»

Il presente, ma soprattutto il futuro di Napoli. Luigi de Magistris, Vincenzo De Luca. La battaglia per le prossime amministrative. Giulio Di Donato, big del Partito socialista italiano e «mente pensante» della politica cittadina racconta, in questa chiacchierata con Stylo24, il suo punto di vista sugli attuali assetti di potere (e politici) in città. Con un paio di suggerimenti lanciati, con nonchalance, a chi ha orecchie per intendere.

Iniziamo subito dal personaggio più discusso della politica cittadina degli ultimi anni. Diamo un voto (politico) a Luigi de Magistris.

Giudizio politico, 6+. Ha usato la città per costruirsi una carriera politica e ci è riuscito. Non è un caso che nei talk lo invitano per parlare di mascherine, trattativa Stato-mafia, scarcerazione dei mafiosi pro covid, ma mai di Napoli. La rivoluzione arancione, il sindaco con la bandana, il sindaco itinerante, la città derenzizzata, Napoli che batte moneta, gli schiaffi (ricambiati) a De Luca, il chiasso sul covid, tutte fake news. Ma di questi tempi alla gente piacciono…

E giudizio amministrativo, invece?

Giudizio amministrativo, direi zero, anzi meno di zero, dieci anni buttati via, con i problemi vecchi lì a imputridire: Bagnoli, le periferie, la zona industriale, i trasporti, la macchina comunale, il traffico, i cantieri eterni, ecc. e nessuna idea di città, se non un generico e demagogico solidarismo, nessuna nuova opera, nessun progetto o piano, solo deficit, nomine, favori ad associazioni e centri sociali amici, le casse del Comune vuote, il dissesto evitato per i voti di due «scilipotini» locali. La rivoluzione arancione salvata dai transfughi berlusconiani! Intanto la città si è impoverita, con il Covid è tracollata, campa di cassa integrazione, reddito di cittadinanza, lavoro nero, spaccio e varie attività criminali organizzate e spicciole. Non c’è una idea, un piano, un progetto per domani.  Napoli doveva diventare una metropoli, e invece si è rimpicciolita perdendo peso e rilievo, ha ragione Saviano Napoli non conta nulla a livello nazionale, ha una classe politica irrilevante, e in queste condizioni è condannata ad ulteriore declino.

Passiamo dalle parti di Santa Lucia. Riuscirà il governatore Vincenzo De Luca a sfondare su Napoli alle prossime amministrative?

Il Pd vuole stringere con i grillini e De Luca è fuori da questa prospettiva. Poi c’è Bassolino e De Luca è fuori da questa prospettiva. Poi c’è la Clemente, ed anche qui il governatore è fuori. Infine la destra ha un suo candidato forte, quindi non cederà voti come è successo alle regionali. Certo, De Luca può spaccare il Pd attraendone una parte, può annettere i minori, mettere insieme liste civiche intorno a un nome autorevole e condiviso, di cui, tra l’altro, per ora non si vede l’ombra, ma non è detto che basti. Al Comune non sarà come per la Regione, si tratterà di un altro film, con protagonisti diversi. Ciò che sgomenta è che di nomi ne girano molti, di idee nessuna.

A proposito di centrodestra. Che cosa gli manca per conquistare finalmente Palazzo San Giacomo?

Servirebbe una destra moderna, europea, liberale e solidale, con una idea di città, capacità amministrative, una visione politica ed una buona regia. Mi sarò distratto ma allo stato non vedo niente del genere. Vedo un dejà vu, con ex magistrati che vanno e magistrati, sia pure di ben altro spessore professionale e tuttora in carica, che vengono.. Non credo che è di questo che ha bisogno la città.

Chiudiamo con un voto al governatore De Luca.

Ha fatto un po’ lo sceriffo, spesso è andato un po’ sopra le righe, ma nel complesso bene, meglio che in altre regioni. Il voto è oltre la sufficienza.  De Luca non ha certo bisogno dei miei consigli, ma fossi in lui eviterei eccessi di autoreferenzialità, diventerei più inclusivo, e rimetterei al centro Napoli e la sua area metropolitana. Si gioca lì la partita decisiva per il mezzogiorno, per l’Italia e per l’Ue.

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