Il governatore della Campania Vincenzo De Luca e il sindaco di Benevento Clemente Mastella

La mancanza di coerenza del satrapo di Palazzo Santa Lucia, che si è confermato al governo della Regione anche grazie ai voti di Noi campani

di Giancarlo Tommasone

«Questa è l’ultima occasione per vivere da cittadini liberi. Potete scegliere tra lo sviluppo o la preistoria politica fatta di De Mita, Mastella, la moglie di Mastella, Cirino Pomicino e altri che per quarant’anni ci hanno offerto solo una palude burocratico-clientelare». Così parlò Vincenzo De Luca,  il primo marzo di 10 anni fa, in occasione di un appuntamento elettorale nella sede di Confindustria Salerno. Siamo nel periodo della campagna imbastita per la prima sfida contro Stefano Caldoro, sfida che si concluderà con la vittoria del governatore di centrodestra. Nel 2020, però, De Luca si è riconfermato presidente della Regione (dopo il quinquennio partito nel 2015), anche grazie alla «preistoria politica» fatta di De Mita, Mastella, Pomicino, per riutilizzare le parole del satrapo di Palazzo Santa Lucia.

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di De Luca si risponde con la disobbedienza civile

Volendo sottolineare la mancanza di coerenza di De Luca, che sul Covid ha affermato urbi et orbi di portare avanti sempre la stessa linea, Stylo24 ha recuperato la dichiarazione resa dall’ex sindaco di Salerno del 2010. De Mita, Mastella e Pomicino bollati come «cariatidi» della politica, establishment da superare e da contrapporre allo sviluppo, sono stati in realtà recuperati e sdoganati dal governatore, visto che lo hanno sostenuto scendendo in campo con la lista Noi campani, e hanno contribuito a fargli vincere le ultime elezioni regionali. La formazione imbastita da Mastella (col simbolo del campanile che si rifà palesemente all’Udeur) ha portato alla causa deluchiana 102.652 preferenze (4,35%). Della serie: quando si tratta di consenso elettorale, la coerenza è meglio metterla da parte.

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