Vincenzo De Luca e Valeria Ciarambino

di Giancarlo Tommasone

Chiariamo subito un concetto, può risultare simpatico o meno, ma ciò non toglie che oltre a essere un animale politico, è certamente uno che «buca» lo schermo, Vincenzo De Luca. E fa dell’ironia e del sarcasmo (a volte anche pesante) la sua arma più temibile. Rivolta nel 90% dei casi contro il Movimento 5 Stelle e i suoi esponenti. A questo punto ci si chiede: con l’avvento del Governo giallo-rosso, lo «sceriffo» e i suoi rivali, potranno fare mai pace? Potremmo assistere a una sorta di epilogo alla «scurdammece ’o passato», come è stato per esempio, in occasione dell’esecutivo Lega-Movimento 5 Stelle? Ve le ricordate, no, le parole di Di Maio, che nel corso della campagna elettorale per le Politiche aveva più volte ribadito: mai con Salvini, sono del Sud, mai governo con la Lega? Focalizzando l’attenzione sull’atavico scontro tra De Luca e i grillini, l’obiettivo preferito del governatore è proprio Luigi Di Maio, anche se pure Alessandro Di Battista, Danilo Toninelli, Roberto Fico e Valeria Ciarambino, rappresentano un target ricorrente nel corso delle «performance» del presidente della Campania.

Il dito medio mostrato
da De Luca, a Valeria Ciarambino
e al gruppo consiliare
alla Regione del M5S

E’ negli annali la frase rivolta all’indirizzo della consigliera regionale, apostrofata, in maniera assai poco elegante, in verità, con l’epiteto di «chiattona» (equivalente napoletano di grassona). Era marzo del 2017, Ciarambino rispose: lui vale zero sia come persona che come politico. In precedenza, a gennaio dello stesso anno, il governatore aveva attaccato con un gesto (anche questo assai volgare) sia Ciarambino che l’intero gruppo consiliare pentastellato: aveva mostrato loro il dito medio.  Si va avanti tra attacchi, difese e contrattacchi. In occasione dell’inchiesta giornalistica Bloody Money (febbraio 2018), il M5S scende in piazza chiedendo «con forza le dimissioni non soltanto del figlio del governatore, Roberto, ma anche di Vincenzo De Luca, principale responsabile di quello che sta emergendo». Così si espresse, in particolare, Valeria Ciarambino dopo aver principiato il sit-in di protesta davanti a Palazzo Santa Lucia. Le aveva fatto eco Roberto Fico affermando: «La famiglia De Luca è patriarcale, il figlio senza il padre non si muove. Se c’era un sistema di tangenti corruttivo sono certo che il padre ne sia stato ben informato anche perché è lui che gestisce gli assessorati e chi controlla la Sma». La lista degli attacchi è consistente, anche se quella di De Luca contro i grillini, è assai più lunga. Riportiamo solo qualche battuta: «I comportamenti dei grillini a livello di periferia sono intollerabili. Nel consiglio regionale i rappresentanti del Movimento 5 Stelle hanno atteggiamenti squadristici. Mentre Di Maio si è messo il vestitino della Prima Comunione, la gran parte dei 5 Stelle continua a mantenere un atteggiamento di aggressività, di offesa permanente e di demagogia a livelli intollerabili» (Lira Tv, 11 marzo 2018); «quando andate al governo, non siete neanche capaci di innaffiare un albero di Natale» (Fanpage.it, 28 dicembre 2017). Prima ancora, De Luca aveva detto: «Luigino Di Maio mi ha disturbato la cena. Luigino non ha né arte né parte e prende 13mila euro al mese. Questo soggetto si candida a fare il presidente del Consiglio e non ha mai lavorato» (Agenzia Vista, 31 luglio 2017). «E’ un noto sfaccendato (Luigi Di Maio, ndr), chiedeva a papà i soldi per pizza e birra» (Fanpage.it, 29 novembre 2016). «Luigi Di Maio doveva fare il carpentiere» (Coffee Break su La7, 11 settembre 2016). Più di recente, Toninelli diventa il ministro con la permanente, oppure viene paragonato, secondo l’adagio di «un nome, un presagio», a un tonnarello (una varietà di pasta, «maccarone lungo e moscio»), che ha assonanza con il cognome del titolare di Infrastrutture e Trasporti.

Nel mirino del governatore entra pure il ministro Grillo, con il quale si combatte lo scontro sul terreno della sanità in Campania. I penta stellati vanno all’attacco di De Luca anche in occasione della vicenda navigator. Una delle ultime uscite a effetto è però quella del governatore, che arriva a definire Luigi Di Maio (proprio lui, ancora lui) «una testa di sedano». «E’ un fatto fisico ed estetico. Se lo vedete di spalle, è un sedano puro», ha spiegato De Luca. Con questo pregresso, allora, ci si domanda se sia mai possibile che De Luca e il M5S possano far pace. Ma siamo nella dimensione della politica, dove spesso il concetto espresso la mattina, è sostituito da un altro opposto, il pomeriggio dello stesso giorno. Non dimentichiamo il «mai al governo con la Lega»; non dimentichiamo il «mai con il partito di Bibbiano». Concetti espressi, frasi dette da quello che ufficialmente dovrebbe ancora essere il capo politico del Movimento 5 Stelle. O forse no.