lunedì, Dicembre 6, 2021
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De Luca come Ponzio Pilato: sulle scuole scarica tutto su sindaci e presidi

Il governatore si è limitato ad accogliere le disposizioni del Tar, lavandosene le mani circa le linee guida da adottare per il ritorno tra i banchi

di Giancarlo Tommasone

Il piano di rientro tra i banchi che non c’è. Quello che la Regione Campania avrebbe dovuto predisporre già da mesi, e che invece si è perso nei meandri dell’immobilismo e nelle stanze in cui imperano i fautori della didattica a distanza. A riaprire le scuole ci ha pensato il Tar, che ha praticamente bocciato la linea di De Luca (per i motivi che Stylo24 ha già approfondito). Ma il governatore si è limitato ad accogliere pedissequamente le disposizioni del Tribunale; rimettendo ad altri le decisioni più spinose – relative all’organizzazione e alla divulgazione delle linea guida -, decisioni che dovrebbero invece fare capo a Palazzo Santa Lucia.

De Luca ha demandato il tutto a sindaci e dirigenti scolastici. A questo punto, però, ci chiediamo: nel  momento in cui in un istituto didattico si presenti una criticità legata ai contagi, con quale metro di giudizio un amministratore locale può decidere se chiudere o meno quella scuola? La risposta è semplice: si verificherà il caos totale, come già si sta registrando. Perché, navigando a vista e in autonomia, senza alcuna rotta generale da seguire, indicata dalla Regione, i singoli sindaci agiscono in maniera differente da comune a comune.

Per esempio, può capitare – come è capitato – che in una scuola dove si hanno 15 studenti positivi, si sottoponga l’intera platea a tampone, si effettui la sanificazione degli ambienti, e poi si riapra dopo qualche giorno. Di contro, può succedere – ed è successo proprio nelle scorse ore-, che a fronte di un paio di contagiati, i presidi, in accordo con gli amministratori locali, decidano tout court di chiudere, mettendo in quarantena tutti gli studenti. Naturalmente, ci si trova, in tal caso, davanti a una disparità evidente, sia di trattamento, che dell’esercizio di un diritto, quello all’istruzione. Che adesso, in Campania, viene pregiudicato non più dalla Regione (come era accaduto fino a prima della decisione del Tar), ma dagli enti locali.

Ed è proprio relativamente all’ultima questione che De Luca veste i panni di Ponzio Pilato, perché il governatore – tra l’altro, aiutato nel compito dalla fantomatica Unità di crisi – non ha indicato nemmeno un Rt, sopra il quale chiudere le scuole. E si è letteralmente lavato le mani sui parametri da adottare, scaricando gli oneri di decidere sugli amministratori locali, che in molti casi, preferiscono non sentire la pressione dei genitori e dei presidi pro Dad, e senza mezze misure, da populisti puri, predispongono il lockdown didattico. Su questo versante, nelle scorse ore è intervenuto il capogruppo della Lega, in Consiglio regionale, Gianpiero Zinzi, che ha protocollato un’interrogazione indirizzata all’assessore all’Istruzione, Lucia Fortini, attraverso la quale chiede chiarimenti sulla riapertura delle scuole secondarie di secondo grado.

L’interrogazione, si legge in una nota, «muove da alcuni punti oscuri rilevati nell’ordinanza con la quale il presidente Vincenzo De Luca ha disposto la ripresa delle attività didattiche in presenza dopo il pronunciamento del Tar. In particolare, l’ordinanza demanda ai dirigenti scolastici il compito di determinare ‘specifici contesti’, senza fornire indicazioni». Una situazione, che secondo l’esponente del Carroccio, va chiarita al più presto, anche perché, «tra pochi giorni gli studenti torneranno in aula nell’incertezza dei ragazzi, dei genitori e dei dirigenti scolastici ai quali non è stato fornito alcun protocollo al quale attenersi se non quello del Ministero, datato 24 agosto scorso». «Non avendo dati certi – aggiunge Zinzi – i dirigenti scolastici non sanno su quali basi programmare l’eventuale ripresa in didattica per una percentuale superiore al 50%».

E c’è di più: bisogna pure sottolineare che Palazzo Santa Lucia non ha fornito linee guida nemmeno per quanto riguarda i trasporti, ben conoscendo il livello di obsolescenza delle strutture, dei mezzi e le criticità che attraversano il comparto, criticità che denunciano approssimazione sotto l’aspetto squisitamente manageriale. Ma tornando alla Dad, si registra un numero considerevole di ragazzi, che in Campania – per i motivi che pure abbiamo già sottolineato – ormai non si collega neanche più per seguire la lezione in streaming.

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Tutto ciò, drammatica deriva annunciata della didattica a distanza in Campania – che tanti danni arreca ed arrecherà agli studenti, sia sotto l’aspetto della preparazione che relativamente alle relazioni sociali -, si è verificato perché in tutti questi mesi, De Luca e il suo Comitato tecnico scientifico (che non ci stancheremo mai di ribadirlo, è guidato da un geologo), non si è preoccupato di riorganizzare il ritorno degli studenti tra i banchi.

Non si è preoccupato di predisporre alcuna linea guida per la riapertura delle scuole, ampiamente sconfessandosi, perché a luglio scorso, il governatore della Campania aveva dichiarato che a metà settembre gli istituti didattici, nella nostra regione, sarebbero stati sicuramente aperti. De Luca non si è preoccupato nemmeno di predisporre i test antigenici per gli studenti. Invece di far vaccinare gli amministrativi delle Asl – come denunciato in anteprima da Stylo24 -, perché il governatore non ha previsto un piano vaccinale anche per le scuole?

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