Malgrado la puntualità con cui Domenico D’Ausilio contestasse i servizi giornalistici che lo mettevano in relazione con affari e circuiti della criminalità organizzata napoletana, non essendo mai stato condannato per associazione camorristica, fino a qualche tempo fa, di lui parlano – in abbondanza – informative e note delle forze dell’ordine a far data dal 27 aprile 1979, quando la filiale del Banco di Napoli, ad Afragola, viene assaltata da un commando di sette uomini. Uno di questi sarà ucciso dai suoi ex complici, per aver diviso a proprio vantaggio la stecca. Tra gli arrestati per quell’omicidio, il 1° settembre 1981, c’è anche D’Ausilio.

L'arresto di Domenico D'Ausilio
L’arresto di Domenico D’Ausilio

Nel giugno del 1998, dopo un anno di latitanza, D’Ausilio viene catturato dalla Squadra mobile e dalla Criminalpol a Nizza. Dieci anni prima, era stato fermato dopo un conflitto a fuoco con la polizia, nel quale era rimasto ferito alle gambe.

Umberto Ammaturo
Umberto Ammaturo

Sulla storia di Domenico D’Ausilio, detto Mimì ’o sfregiato, si sofferma anche il super-pentito di camorra Umberto Ammaturo, che lo accusa di gestire un florido traffico di stupefacenti in combutta con Luigi Giuliano, Michele D’Alessandro, Marco Mariano, Franco Ambrosio e Vincenzo Romano.

L'ex boss di Forcella, Luigi Giuliano
L’ex boss di Forcella, Luigi Giuliano

Le accuse, però, non reggono alla prova del dibattimento e arrivano altre assoluzioni. Nel 2005, D’Ausilio viene scarcerato e trasferisce la residenza a Villaricca, dove viene nuovamente arrestato per armi.

L’altro personaggio di spessore nell’area flegrea è Antonio Baratto, processato – sulla base delle dichiarazioni di Umberto Ammaturo – per l’efferato omicidio del criminologo Aldo Semerari e assolto, come da richiesta del pm Salvatore Sbrizzi, nel giugno del 2000. Semerari, secondo il pentito, venne ucciso per ritorsione per aver accettato l’incarico di consulente del boss Raffaele Cutolo. Il cadavere decapitato dello psichiatra forense venne ritrovato a Ottaviano, davanti al castello di Cutolo il 25 marzo del 1982.

Il boss della Nco, Raffaele Cutolo
Il boss della Nco, Raffaele Cutolo

Nei confronti di Antonio Baratto, nel 1983, viene proposta l’applicazione della sorveglianza speciale, insieme a Ciro Mariano e ad altri settanta camorristi provenienti dalle fila della Nuova famiglia. Nel 1989, il primo arresto per armi, a cui segue un lungo periodo di latitanza.

Nell’agosto del 1996, i poliziotti lo scovano a Barcellona, insieme ad Antonio Bianco, suo consigliori e uomo di fiducia: custodiva nella stanza d’albergo 300 milioni di lire in contanti, un telefono gsm e una carta di credito con copertura illimitata.

Antonio Bianco
Antonio Bianco

Ad Antonio Baratto – che si alterna al vertice del clan con il fratello Raffaele – le forze dell’ordine e la magistratura nell’ottobre del 1992 sequestrano un impero immobiliare del valore di trenta miliardi di lire, disseminato tra Fuorigrotta, Pianura e Soccavo e composto da una pellicceria, un negozio di scarpe (nella centralissima via dei Mille), due concessionarie d’auto, un autolavaggio, un’autorimessa e cinque appartamenti.

Nel 2006 finisce in manette nell’ambito di una inchiesta della procura antimafia partenopea per estorsione ai danni di un imprenditore del rione Traiano, che da dieci anni pagava mille euro al mese ai clan della zona per poter continuare a lavorare in tranquillità.

Leggi la prima parte.