Il grande successo.

Sette minuti di applausi e un successo pieno. Non era scontato con un titolo come ‘La dama di picche‘ decisamente poco frequentato nei teatri italiani nonostante sia considerano un capolavoro di Pëtr Il’ič Čajkovskij, oltretutto con libretto in russo. Convince la scelta originale per la prima del teatro San Carlo (repliche fino al 15 dicembre), ultima apertura di stagione della soprintendente Rosanna Purchia che, in conclusione di un doppio mandato positivo anche in termini di bilancio, ha accolto nel palco reale il successore Stephan Lissner, direttore artistico dell’Opera di Parigi (dopo i dieci anni a La Scala), insediato dal prossimo aprile ma già ieri sera sorridente protagonista di una serata riuscitissima.

Scommessa insomma pienamente vinta questa ‘Pikovaja Dama’ sopratutto per Juraj Valčuha, direttore musicale del Massimo napoletano, sul podio a dirigere l’orchestra e del coro del San Carlo, entrambi protagonisti di un ottima prova, e naturalmente tanta soddisfazione per il direttore artistico Paolo Pinamonti.

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Certo la messa in scena a firma del Willy Decker, in una produzione della Staatsoper di Amburgo rappresentata ieri per la prima volta in Italia, era una sicurezza di buona riuscita, cosi come la ‘ripresa’ di Stefan Heinrichs, storico collaboratore del celebre regista tedesco.

Perfette intanto si sono dimostrate le voci, già sulla carta un cast di eccellenza e di specialisti: la vicenda rappresentata come è noto è tratta da un racconto di Puskin e ruota intorno alla figura di Herman, ossessionato dal gioco e innamorato di Liza, nipote della Contessa, donna di fascino che deve al sua ricchezza al segreto delle tre carte svelate dal Conte di Saint Germain.

Tre carte, e per Čajkovskij tre note. Tutti lodati quindi i cantanti: Misha Didyk è Herman, Tomas Tomasson è il conte Tomskij, Maksin Aniskin è il principe Eleckij, Liza è Anna Nechaeva. La contessa è Julia Gertseva. Il Coro, più che mai protagonista in un allestimento molto teatrale, che a tratti rimanda alla prosa, è stato ottimamente istruito da Gea Garatti Ansini. “La paura è la chiave di quest’opera e la prima parola con cui si presentano in scena i personaggi. Terrore che viene trasmesso con sorprese, cambi repentini e colpi di scena, grazie a una scrittura musicale direi cinematografica” aveva spiegato Juraj Valcuha. Spettacolari e curatissimi, come nei migliori film storici d’autore, i costumi di Wolfgang Gussmann, che firma anche le scene, per un effetto generale di grande eleganza ad impreziosire con misura la sublime sinfonia di un ritrovato Čajkovskij meritatamente proposto al pubblico nella vetrina di stagione.

Al gala inaugurale ‘invitata’ anche una ‘dama’ del II sec. d.C, lo splendido rilievo di testa femminile in prestito per tutto il periodo delle festività dal Museo archeologico nazionale di Napoli, reperto proveniente dal Palmira. L’opera che resterà esposta nel foyer storico per tutta la durata delle festività è il primo segno della collaborazione tra il teatro e il Mann che proseguirà “per il 2020 a cominciare dal ‘Flauto magico” opera che Mozart scrisse affascinato dal tempio di Iside a Pompei.