Nelle foto il boss Salvatore Petriccione e il ras Vincenzo Grimaldi

Terremoto nella Vanella Grassi, gli inquirenti ricostruiscono i nuovi equilibri criminali nel quartiere e i ruoli di forza all’interno del clan a tre teste

di Luigi Nicolosi

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Un clan a tre teste in grado, grazie alle proprie articolazioni “militari” e a decine di fedelissimi affiliati, di tenere sotto scacco almeno due interi quartieri. La ricostruzione della nuova geografia criminale che emerge della maxi-ordinanza di custodia cautelare che all’alba di ieri ha decimato il clan della Vanella Grassi è a dir poco da brividi: al vertice del nuovo “sistema” di Napoli Nord si sarebbero infatti collocati ben tre gruppi criminali: i Grimaldi, gli inediti Spera e gli Angrisano. Tutti operativi sotto lo strettissimo controllo del capoclan Salvatore Petriccione “’o marenar”, che nonostante la lunghissima detenzione alla quale si trova sottoposto dai tempi della prima faida ha continuato a impartire ordini e condizioni ai propri capizona.

Gli inquirenti che hanno lavorato all’inchiesta culminata nei 46 arresti di ieri hanno dunque ricostruito così i nuovi equilibri di camorra attualmente in vigore tra Scampia, Secondigliano e San Pietro a Patierno. Proprio in quest’ultimo quartiere a tenere le redini sarebbe attualmente il rampollo Vincenzo Grimaldi, figlio del defunto boss Carmine “bombolone”. Il suo “braccio armato” – vedi spaccio di droga ed estorsioni – sarebbe invece costituito da «Salvatore Criscuolo, Raffaele Paone, Luigi Burzio, Vincenzo Giglio, Gennaro Romano, Vincenzo Carella, Nicola De Maso, Ciro Guidi, Ciro Bottiglieri, Pietro Del Piano e Giuseppe Rapillo».

Quanto al gruppo Spera, «diretta espressione di Salvatore Petriccione, che gestisce la Vela Celeste, coordina il gruppo Angrisano, compie estorsioni ai danni dei commercianti del mercatino rionale di via della Resistenza». Nel “sottoclan” il ruolo di organizzatore sarebbe stato affidato al ras Vincenzo Spera, mentre quello di partecipi a «Giovanni Strazzulli, Salvatore Lamonica, Emanuele Mincione, Carmine Ricci, Pietro Castro, Pasquale Auriola, Vittorio Capuozzo, Luigi Romeo, Giuseppe Esposito, Mario Costagliola e Antonio Saggese».

Il gruppo Angrisano, stando alla ricostruzione degli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia, avrebbe invece preso possesso del Lotto G e del Lotto P di Scampia, «con il ruolo di capo per Alessio Angrisano (fino al 29 giugno 2017) e per Angelo Angrisano, con il ruolo di partecipi per Nunzio Pecorelli, Gaetano Pocci, Carmine Casaburi, Giuseppe Scarpellini, Nico Grimaldi, Giovanni Borriello, Francesco Forte, Luigi Di Natale e Benito D’Alessio, questi ultimi due transitati nel gruppo Grimaldi». Insomma, un’organizzazione verticistica e ramificata a un punto tale da riuscire a tenere sotto scacco la quasi totalità delle attività criminali perpetrate in gran parte della periferia nord di Napoli. Un super clan che adesso, dopo il maxi-blitz di ieri mattina, rischia però di impantanarsi in una crisi senza precedenti. Una crisi di cui però potrebbe presto approfittare una delle tante cosche rivali, su tutte quella capeggiata dalla famiglia Di Lauro.

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