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Recensione di Francesca Iervolino

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SINOSSI

New York, 1954. Una giovane donna accetta un incarico come bambinaia presso una famiglia di Southampton. Il suo nome è Vivian Maier, le sue origini sono, per metà, francesi e le sue stranezze saltano immediatamente all’occhio dei padroni di casa: Vivian chiede una robusta serratura per la propria stanza, si fa consegnare dei misteriosi scatoloni e non esce mai senza l’inseparabile macchina fotografica Rolleiflex appesa al collo. I bambini la trovano simpatica e stravagante, e Vivian ricambia il loro affetto portandoli in giro con sé per la città, mentre fotografa tutto quello che le sembra degno di essere conservato su pellicola: uomini riversi a terra, anziani che dormono sull’autobus, mendicanti, persone di colore ma anche, e soprattutto, bambini. Vivian sembra avere una particolare attenzione per tutti coloro che stanno ai margini, i diversi, i dimenticati, gli indifesi. Attraverso la fotografia, infatti, prova a esorcizzare e ricomporre un’infanzia segnata da numerosi traumi: la separazione dei genitori; gli anni trascorsi in Francia, sulle Alpi provenzali, con la madre Marie, una creatura piena di rabbia e incapace di gesti d’amore; il ritorno a New York e i rapporti tesi con il fratello Karl; le violenze, gli abbandoni e il progressivo chiudersi in se stessa, fino a trovare, nella fotografia, l’unico mezzo con cui esprimere la propria voce, attraverso cui gridare un dolore rimasto muto troppo a lungo.

“Dai tuoi occhi solamente” (edito da Neri Pozza, nella collana narratori delle tavole, 2018) è l’ultimo libro scritto da Francesca Diotallevi e narra la storia di Vivian Maier, considerata una delle fotografe più importanti del ‘900. La fama di questa donna tuttavia è postuma, poiché la stessa non ha mai fatto sviluppare i rullini delle foto che scattava in giro per New York, a ridosso degli anni ’50. La Diotallevi, con una scrittura fluida e semplice, cristallizza su carta il passato e presente di Vivian, facendone un ritratto commovente: la Maier è una donna che non sorride mai, le labbra perennemente incurvate verso il basso, rifugge i sentimenti, ponendo tra lei e le persone un muro. Preferisce osservare silenziosa le vite degli altri e con la sua rolleiflex cattura gli istanti che caratterizzano le loro vite, quei minuscoli frammenti di vita, anzi li ruba, li porta via silenziosamente a quelli che in fondo non sanno che farsene, perché quei minuscoli istanti si dissolvono nel momento stesso in cui nascono. Vivian ha un passato difficile, caratterizzato da un rapporto complesso e sofferto con la madre, una donna incapace di amare la propria figlia e di prendersi cura di lei e difenderla nell’età più fragile e questo passato triste riemerge nel presente tramite dei ricordi dislocati lungo la narrazione.

 

Occorre fare una premessa importante e doverosa: l’intenzione dell’autrice, così come chiarito dalla stessa in una nota a conclusione del romanzo, “è stata sin dall’inizio quella di scrivere un libro che provasse ad indagare la complessità della donna e dell’artista Vivian Maier, non di riportare una fedele biografia”. Non una biografia autentica dunque, bensì un ritratto immaginato e intuito, un’indagine sull’io più profondo della Maier e sulla sua personalità complessa e inafferrabile nella sua ostinata solitudine. Vivian immortala nelle fotografie i momenti, le storie, i drammi, le gioie che le persone non sanno nemmeno di vivere. E così quegli istanti rimangono per sempre focalizzati nei suoi scatti che rappresentano gli stralci di una realtà vera e non artificiosa, perché le foto non mentono mai sulle storie che raccontano, sono inesorabili ed infallibili. “Ho scattato così tante foto per riuscire a trovare il mio posto nel mondo”: è così che la Maier, la schiva ed efficiente babysitter newyorkese, riesce dunque a ritrovare se stessa e il proprio spazio nel mondo, quel mondo che sorveglia attentamente attraverso l’obiettivo fotografico, rimanendone tuttavia fuori.

Solo nel 2009, per un caso fortuito e grazie a John Maloof, il Mondo conosce la Vivian Maier artista, una fotografa di notevole importanza che si dedicò anima e corpo alla fotografia, custodendo tuttavia gelosamente il proprio lavoro senza mostrarlo o utilizzarlo, quasi come se non credesse di avere un grande potenziale. Per comporre il suo romanzo Francesca Diotallevi si è basata su poche e scarne informazioni che è riuscita a reperire sulla vita della Maier, ricostruendo il suo vissuto, le sue emozioni e il suo amore per la fotografia. L‘autrice dunque ci ha donato, attraverso “Dai tuoi occhi solamente”, un’opera preziosa, regalandoci la possibilità di conoscere un’artista sconosciuta ma dal grande talento. Alla Diotallevi va dunque il merito di averci restituito la Vivian più pura, la donna che girava per le vie di New York con al collo la sua Rollefleix a fare da scudo al mondo e che scattava foto catturando gli attimi di vita delle persone. Con le sue foto Vivian si prendeva cura degli attimi, degli istanti che “accadevano” alle persone, quasi come se volesse dire “non aver timore, ho conservato io questo momento. Non si perderà e rimarrà cristallizzato per sempre in una foto”.

 

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