lunedì, Novembre 29, 2021
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Da re del by night a ras degli appalti: i pm puntano all’impero dei cugini Sacco

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Con le macchinette installate negli ospedali Cotugno, Cto e Monaldi i due imprenditori napoletani avrebbero agevolato gli affari del clan Cimmino. “Lello” era già sotto processo per la drammatica morte del giovane Crescenzo, ucciso da un masso nella celebre discoteca “Il Ciclope”

di Luigi Nicolosi

Dalla movida alla ristorazione, passando per l’installazione delle macchinette automatiche per la distribuzione di generi alimentari. Sono questi i tre principali asset sui quali poggia l’impero economico che i cugini omonimi Raffaele Sacco sono riusciti a costruire nel giro di pochi anni. La loro ascesa imprenditoriale potrebbe però aver subito una drastica battuta d’arresto con il blitz che pochi giorni ha disarticolato il clan Cimmino-Caiazzo. Entrambi sono infatti finiti in carcere con l’accusa di turbativa d’asta aggravata dalla finalità mafiosa: i due manager, infiltrando le proprie aziende negli appalti ospedalieri, avrebbero infatti agevolato l’attività criminale della temibile cosca con base al Vomero e all’Arenella.

È un sistema a dir poco articolato quello ricostruito dagli inquirenti della Dda di Napoli, al quale avrebbero preso parte, oltre ai Sacco, anche insospettabili colletti bianchi e pubblici ufficiali. Proprio grazie a questi ultimi, infatti, i cugini avrebbero avuto accesso a informazioni riservate grazie alle quali avrebbero, all’occorrenza, potuto migliorare le proprie offerte per aggiudicarsi gli appalti finiti nel loro mirino. Sul punto, appare emblematico il capo di imputazione di cui rispondono in concorso Daniela Nenna, Alessandro Esposito, Gaetano Martino, Benito Grimaldi, Raffaele Sacco (classe 1968), Raffaele Sacco (classe 1977) e Mariangela Russa: «Previa intesa tra loro – scrivono i pm nel provvedimento cautelare – e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di turbare la gara di appalto bandita dall’Aorn Ospedale dei Colli per l’affidamento in concessione quinquennale di spazi finalizzati alla gestione del servizio di bar-posto di ristoro-tavola calda (Ospedale Monaldi e Cto) e servizio di distribuzione automatica di bevande, snack, acqua, bibite nei tre plessi ospedalieri (Monaldi, Cotugno e Cto), manomettevano le buste dei partecipanti e dopo averne verificato il contenuto sostituivano l’offerta economica contenuta nella busta delle società Bamar e Gemearp (riconducibili proprio ai cugini Sacco, ndr), così formando un atto pubblico materialmente falso in quanto non corrispondente a quello depositato presso la commissione di gara».

Una meccanismo ben oliato che, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, avrebbe consentito alla cricca imprenditoriale di dettare legge in alcuni dei principali ospedali della città. Ecco dunque la ricostruzione che gli inquirenti fanno di una delle contestazioni chiave, reato che si sarebbe consumato l’11 novembre 2018: «Dopo che Daniela Nenna, nella sua qualità di pubblico ufficiale, collaboratore Uoc, acquisto beni e servizi, Azienda ospedaliera dei Colli, addetta alla citata gara, consegnava materialmente a Sacco Raffaele (classe 1977), per la successiva manomissione, le buste contenenti le offerte economiche di tutte le ditte partecipanti alla gara, atti pubblici depositati presso la commissione di cara, Raffaele Sacco portava le suddette buste presso gli uffici della Capital Srl dei cugini Sacco dove erano presenti Raffaele Sacco (classe 1968), Raffaele Sacco (classe 1977), Mariangela Russo, Alessandro Esposito che, dopo aver manomesso le buste dei partecipanti e averne verificato il contenuto, sostituivano l’offerta economica contenuta nella busta delle società Bamar-Gemearp, concordandone la modifica telefonicamente anche con Gaetano Martino, previa intesa anche con Benito Grimaldi, portando l’offerta economica della Gemearp da 50.000 a 61.000 euro annui e l’offerta della Bamar da 6.300 a 18.000 euro annui».

Al netto degli esiti dell’ultima maxi-inchiesta, quello dei cugini Sacco è da tempo un nome noto nel settore dell’imprenditoria napoletana e campana. Il maggiore, conosciuto da tutti come “Lello”, è infatti il titolare della discoteca “Il Ciclope” di Marina di Camerota, locale finito sotto sequestro nel 2015 dopo che un masso precipitato da sessanta metri di altezza uccise il giovane giuglianese Crescenzo Della Ragione. Per quella vicenda l’imprenditore si trova attualmente sotto processo, come unico imputato, con l’accusa di omicidio colposo, innanzi al tribunale di Vallo della Lucania. In tempi più recenti i cugini Sacco hanno poi rilevato la storica friggitoria “Fiorenzano” della Pignasecca, aprendo poi anche un nuovo locale sul lungomare di Napoli. Un impero economico il cui core business resta però quello delle macchinette di generi alimentari ed è proprio intorno a quest’ultimo pilastro che gli inquirenti della Dda hanno appena iniziato a chiudere il cerchio.

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