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Da Piacenza al Cilento: Simon Gautier e i misteri della sua morte

Al «PalabancaEventi» di Piacenza, venerdì 18 novembre alle ore 18, l’incontro con Luca Maurelli, autore del libro «Io vedo il mare»

Erano i primi giorni tiepidi dell’aprile del 2019 quelli che Simon Gautier, 27 anni, laureato alla Sorbona di Parigi e in attesa di completare il dottorato, aveva trascorso tra Parma e Piacenza per consultare documenti rari e preziosi negli archivi della bellissima Villa Braghieri. Cercava pezzi di storia e di cultura per coltivare il suo sogno di diventare professore di storia dell’arte, tra Italia e Francia. Di lì a tre mesi sarebbe morto in un dirupo del Cilento, profondo sud, dopo essersi perso su in sentiero di fronte al mare: fu ritrovato morto dopo nove giorni di ricerche su un costone panoramico bellissimo, a pochi metri da spiagge belle e affollate, a San Giovanni a Piro, in provincia di Salerno.

Simon Gautier a Villa Braghieri

Simon Gautier divenne protagonista di un «giallo» internazionale su come fosse morto durante la sua escursione da trekker, come mai fosse trascorso così tanto tempo nell’individuarlo, con stoccate e polemiche tra Italia e Francia e scambi di reciproche accuse. Ma perché era nel Cilento, Simon? E come mai tre mesi prima aveva trascorso dei giorni a Piacenza?

Lo studente francese in Emilia cercava notizie sul mecenate Annibale Scotti, prestigiosa figura del Ducato di Parma e Piacenza, fedelissimo di Elisabetta Farnese, regina di Spagna, nata a Parma nel 1692, di stanza nelle ville piacentine prima di spostarsi a Madrid, nel 1734, dove la raggiunse proprio il marchese Scotti, emissario alla corte spagnola come diplomatico e mecenate, appassionato di arte e procacciatore i finanziamenti per talentuosi artisti.

La tesi di dottorato

Tra le ventisette stanze di Villa Braghieri Simon Gautier ebbe come cicerone e padrone di casa Giuseppe Gandini, ex Dirigente alla Cultura del Comune di Castel San Giovanni e responsabile della residenza (nella foto in alto con lui), che lo ospitò a cena ed ebbe modo di conoscere quell’intellettuale, amante dell’arte, giramondo, di stanza a Roma dove doveva consegnare nelle settimane successive la sua tesi di dottorato con le preziose informazioni raccolte nel Piacentino, dove in primavera, tre mesi prima del suo ultimo viaggio nel Cilento, lo studente della Sorbona si era recato in visita. Gandini aveva promesso a Simon informazioni e documenti, ma gli offrì anche ospitalità, quella piacentina, fatta di cibo e chiacchiere colte.

Di quei giorni, degli studi di Simon, della sua tesi pubblicata postuma nel 2021 (nella foto a lato), delle sue giornate a Villa Braghieri e della sua fine nel Cilento si parlerà venerdì 18 novembre 2022 alle ore 18,00, presso Palazzo Galli – ora «PalabancaEventi»-, prestigioso edificio di proprietà della Banca di Piacenza di Via Mazzini, 14.

In quella sede si terrà la presentazione del volume del giornalista e scrittore napoletano Luca Maurelli dedicato alla vita e alla fine di Simon Gautier, «Io vedo il mare. La vera storia di Simon Gautier che si smarrì con Dostoevskij su un sentiero del Cilento» (Guida Editori), con la presenza del Condirettore della Banca di Piacenza, Dr.Pietro Copelli, del Dr. Giuseppe Gandini, ex Dirigente alla Cultura del Comune di Castel San Giovanni; del Conte Dr. Carlo Emanuele Manfredi, ex Direttore della Biblioteca comunale «Passerini Landi» di Piacenza e dell’autore del libro Luca Maurelli. L’iniziativa è inserita all’interno della rassegna «Autunno culturale 2020» della stessa Banca di Piacenza, attiva da tempo nella promozione di importanti eventi culturali offerti alla Città e al territorio provinciale.

Il libro di Luca Maurelli: «Io vedo il mare» di Guida Editori

E’ l’8 agosto del 2019, Scario, Cilento, Sud Italia. Il francese Simon Gautier ama il trekking ma non è un esperto scalatore, si arrampica con difficoltà lungo i crinali della costa della Masseta, all’ombra del Massiccio del Monte Bulgheria, nelle ore in cui il sole che sorge lo accarezza ancora senza torturarlo. Poi all’improvviso il piede finisce nel punto sbagliato, le scarpe con cui è partito dai sampietrini di Roma lo tradiscono, non hanno chiodi e scanalature profonde come quelle che utilizzano gli escursionisti più esperti.

Luca Maurelli

Alle 8.48 Simon scatta due foto, una al panorama che vede di fronte a sé, un’altra a un costone roccioso che lo sovrasta, il suo killer. Un minuto dopo Simon cade, rotola giù, le gambe si fracassano, il dolore è lancinante, il ragazzo chiama col suo cellulare l’amica romana che conosceva il suo itinerario, ma lei non risponde, forse dorme, quindi prova col 112, chiede aiuto ma non riesce a fornire indicazioni precise, «sono caduto, vedo il mare», ma non basta, lo dirottano al centralino del 118. Una drammatica registrazione agli atti dell’inchiesta restituisce la voce incrinata dalla sofferenza, l’affanno di Simon, che perde sangue e lucidità, «scusate, la mia testa non funziona bene adesso…», ma lo studente francese una cosa precisa, inequivocabile, la dice: «Sono partito da Policastro, andavo verso Napoli».

Informazione, forse, sottovalutata nell’immediatezza, dai soccorritori.Il cadavere del giovane studente francese viene ritrovato il 18 agosto del 2019, nove giorni dopo la sua scomparsa, al termine di giornate segnate da polemiche e disperazione, che apriranno la strada a un’inchiesta della magistratura che non troverà colpevoli. «Simon morì velocemente, niente e nessuno avrebbe potuto salvarlo», scrive il giudice nell’archiviazione del caso. Ma davvero fu tutta colpa solo e soltanto di Simon, che commise errori decisivi nella sua avventura cilentana?

Luca Maurelli

A questo e ad altri interrogativi ha provato a rispondere Luca Maurelli, giornalista, caposervizio del settore Politico al Secolo d’Italia e membro dell’Associazione stampa parlamentare, autore di libri d’inchiesta, nel volume «Io vedo il mare. La vera storia di Simon Gautier che si smarrì con Dostoevskij su un sentiero del Cilento» (Guida Editori, pp.157. E.15), prefazione di Giuliano Ferrara, conclusioni di Massimiliano Gallo.

Il libro si occupa, oltre che della vita e della fine tragica di Simon, anche di quel soggiorno di studio a Piacenza, con testimonianze di chi lo conobbe e lo aiutò a preparare la tesi di dottorato.

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