La confessione al carabiniere che lo riconosce: brigadiere, ho comprato solo un poco d’erba per «fare» Capodanno

Venditore abusivo di pane, per strada, ma con la necessità di arrotondare le entrate per l’imminente periodo natalizio. E’ così che un uomo di Piscinola si convince a custodire per il nipote (spacciatore del clan Lo Russo) le partite di droga che poi saranno immesse sul mercato, in dosi, e smerciate al dettaglio. Per la sua mansione, il panettiere riceve la somma di 100 euro a settimana. La storia emerge da una informativa di polizia giudiziaria, colonna portante di una inchiesta contro la cosca dei capitoni di Miano. Siamo nel mese di dicembre. L’attività illecita va avanti per una quindicina di giorni, fino a quando qualcuno non decide di «cantarselo» e «gli manda le guardie a casa». La circostanza relativa all’esistenza di delatori, si evince dalla conversazione che intercorre tra due pusher, che bollano come «infami» gli spacciatori concorrenti, vale a dire coloro che hanno fatto la soffiata alle forze dell’ordine.

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Ma c’è di più: dopo l’arresto (effettuato dai militari dell’Arma), il panettiere viene portato in caserma. E qui si imbatte in un carabiniere che lo riconosce subito, e gli chiede cosa ci faccia lì. In effetti l’uomo è un insospettabile, gravato solo da qualche denuncia per vendita abusiva di prodotti alimentari. «Ti conosco, ma tu, non vendi il pane per strada? Che ci fai in caserma?», gli chiede il militare. E lui di tutta risposta: «Brigadiere, mi volevo fare Natale e Capodanno in grazia di Dio, ho comprato un poco di erba da rivendere». Naturalmente, il panettiere si tiene ben lontano dal dire che ha custodito lo stupefacente per conto del nipote, altrimenti coinvolgerebbe anche lo stesso parente. Come va a finire? Vista la mancanza di precedenti specifici, il panettiere rimedia alla fine del processo per direttissima, una condanna a un anno e mezzo con sospensione della pena.

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