Le intercettazioni degli affiliati ai Fabbrocino che parlano delle «regole» per prendere parte alle vendite di beni all’incanto

Il clan Fabbrocino si muoveva anche nel settore delle aste giudiziarie, lo faceva attraverso dinamiche fatte di intimidazione, per scoraggiare eventuali partecipanti a fare offerte utili ad accaparrarsi il bene all’incanto. Ma nel caso in cui, qualcuno fosse riuscito lo stesso a vincere l’asta, partiva la fase 2, quella della «restituzione». La circostanza emerge da una informativa di polizia giudiziaria, relativa a un tentativo da parte della cosca di San Giuseppe Vesuviano, dietro «minacce di morte, di convincere un immobiliarista originario di Sant’Antonio Abate». Convincerlo «a cedere ai precedenti proprietari dei terreni ubicati nel territorio posto sotto la sfera di influenza del clan Fabbrocino, i beni immobili che erano stati oggetto della vendita all’asta».

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L’avvenuto acquisto da parte dell’immobiliarista di Sant’Antonio Abate – è riportato nell’informativa – suscitava «l’indignazione di alcuni affiliati, tra cui in primo luogo (un esponente apicale del clan Fabbrocino), per essere l’operazione avvenuta senza che il clan fosse stato messo al corrente». Nel corso della conversazione intercettata all’interno di un’auto (il 18 maggio del 2009), emergono le parole di Alfonso M. «Significativa, perché chiaramente espressivo della matrice camorristica della condotta degli indagati – annotano gli inquirenti – è la sua affermazione. Alfonso che prendeva parte al dialogo, paventava il fondato sospetto che al momento dell’assegnazione del bene all’asta non fossero state presenti le persone che avrebbero dovuto dissuadere l’offerente dal formulare la richiesta di vendita».

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«Trapela chiaro dalla lettura del dialogo la capacità, effettiva o comunque programmata, di operare il controllo delle attività giudiziarie facendo partecipare alla celebrazione delle udienza per l’assegnazione del bene messo in vendita, persone in grado di condizionare il libero svolgimento della gara per l’aggiudicazione», è annotato ancora nell’informativa. Alle persone che partecipano alla conversazione, non sembra essere stato corretto l’atteggiamento dell’immobiliarista abatese: «Uno viene da Sant’Antonio Abate a comprarsi le proprietà a San Giuseppe Vesuviano… senza informarsi su chi comanda qui».

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«Non lo sanno che da noi si usa così? Devi chiedere il permesso, ti devi informare su chi ci sta (sulle organizzazioni malavitose che agiscono sul territorio», afferma uno degli affiliati. Il già citato Alfonso – si evince ancora dalle intercettazioni – sottolinea pure che bisogna stare attenti in queste situazioni, perché potrebbe anche accadere che il destinatario delle minacce «ci vada a denunciare, mandandoci in galera».