sabato, Gennaio 22, 2022
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«Da Mani pulite non è cambiato nulla, e Palamara lo conferma»

L’ex vicesegretario del Psi craxiano, Giulio Di Donato, a Stylo24: Tangentopoli è stato un atto eversivo. E il libro “Il Sistema” è la dimostrazione che avevamo ragione nel denunciarlo

Una intervista a tutto campo sulla giustizia che si fa politica, e sulla politica che subisce la giustizia. Intesa non già come esercizio giurisdizionale ma come potere coercitivo che punta a destabilizzare la vita democratica del Paese. L’ex vicesegretario del Psi craxiano, Giulio Di Donato, in questa chiacchierata con Stylo24, analizza quel che è stato Mani pulite, agli inizi degli anni Novanta; e quel che oggi rappresenta il duro j’accuse scritto da Luca Palamara ed Alessandro Sallusti sotto il titolo “Il Sistema”.

  1. 1) Leggendo il libro di Palamara e Sallusti, e guardando le cronache di Mani pulite di allora, la domanda è sempre la stessa: è la politica che si è messa nelle condizioni di essere commissariata, o è la giustizia che ha debordato in campi che non le sono propri?

Diciamo la verità, “Mani pulite” è stato un atto eversivo portato avanti per via giudiziaria. Non che non ci fossero distorsioni e degenerazioni, anche gravi, del sistema dei partiti e del loro finanziamento, in larghissima misura illegale per tutti. Ma aver trasformato il finanziamento illecito in corruzione e concussione, aver usato la carcerazione preventiva senza limiti e oltre i limiti, e così le indagini, aver concentrato la persecuzione accusatoria sul pentapartito ed in particolare su Craxi ed il Psi oltre che su Andreotti e Forlani, risparmiando sinistra diccì e i comunisti, ex e post, ha assegnato a tutta l’operazione un significato politico. Tanto è vero che si è parlato di rivoluzione, anche se poi si è trattato di una falsa rivoluzione che ha solo eliminato una intera classe dirigente. Naturalmente la stampa, i media hanno avuto un loro ruolo nefasto. Da Tangentopoli in poi la politica è morta e le Procure dettano legge. Procure, media e sinistre (politica e giudiziaria) sono state e sono tuttora un potenziale di destabilizzazione. Un attentato alla democrazia, agli equilibri costituzionali, ai diritti dei cittadini.  Nessuno (o pochi) lo dice perché c’è il terrore di finire nelle mani della magistratura inquirente, un tritacarne che distrugge te, il tuo lavoro, la tua famiglia, a prescindere se sei colpevole. Ed infatti dopo la pubblicazione del libro di Sallusti – Palamara, se non fosse stato per Giletti e soprattutto Porro, il pubblico televisivo non ne avrebbe saputo nulla. La tv di Stato in barba a tutte le chiacchiere sul servizio pubblico ha osservato il più compunto silenzio e così i giornaloni, appena il trafiletto. Si ha paura di affrontare il tema. La politica, che dovrebbe agire, è sotto schiaffo e quindi non interviene, non assume alcuna iniziativa. Resta muta e imbelle. È il segno più preoccupante della crisi in cui siamo da tempo sprofondati.

2) Lei è stato un protagonista della vita politica cittadina e nazionale, attore nel partito che più degli altri ha subito l’assalto delle inchieste giudiziarie: il Psi. All’epoca, c’era la percezione di quel che poi avrebbe raccontato Palamara?

Assolutamente sì. E lo abbiamo detto e scritto fino alla noia, ma non siamo stati ascoltati.  Che ci fosse un patto “scellerato” tra procure media e sinistra era sotto gli occhi di tutti.  Solo chi non voleva vedere non vedeva. Ma naturalmente le inchieste servivano a sgombrare il campo dagli avversari ed una parte della politica ha fatto il tifo per Di Pietro, fino a farlo eleggere al Mugello, il collegio più rosso d’Italia. La politica si è divisa e ha perso. Quello che oggi Palamara racconta nel suo libro avveniva anche prima. Adesso il sistema vuole fare di Palamara il capro espiatorio. Ma le cose andavano nel modo descritto anche prima (magari con uno stile diverso e meno lottizzato) e la stessa “Mani pulite” è in qualche modo figlia del sistema che dopo si è rafforzato ha conquistato potere ha consolidato i tratti corporativi dell’Ordine giudiziario lo ha addirittura trasformato in Potere al pari di quello “legislativo” ed “esecutivo” ed ha assunto il ruolo (nefasto e preoccupante) che oggi svolge.

  • 3) In un libro intitolato “Magistrati”, Luciano Violante riprende il concetto di Francis Bacon: «I giudici devono essere leoni, ma leoni sotto il trono». Ma c’è un problema. Il trono ambisce a schiacciare i leoni. I leoni manifestano a loro volta una certa propensione a sedersi sul trono. Solo una solida, laica coscienza istituzionale può garantire il raggiungimento di un equilibrio democratico, scrive Violante. Che cosa impedisce in Italia questa “laica coscienza istituzionale”?

Qui i leoni hanno occupato il trono e minacciano quotidianamente il re, anzi non lo fanno neppure entrare e sono felici quando possono cacciarlo. E non ricordo casi in cui il trono ha cercato di schiacciare i leoni, tranne quando i leoni stessi razzolavano col trono. Sulla coscienza laica ed istituzionale sono d’accordo. Ma forse anche Violante ha contribuito a alterare l’equilibrio democratico. Sarebbe interessante sapere cosa pensa del libro di Sallusti e Palamara, ieri sera ho sentito Nordio ed il cuore mi si è aperto alla speranza, un grande magistrato. Sarebbe interessante sentire Violante. Perché nella prima Repubblica, Violante insieme a Pecchioli è stato il teorico della versione aggiornata del concetto gramsciano di “egemonia”. Lui si è occupato della Magistratura e Pecchioli dello Stato. Bisognava entrare e conquistare settori di entrambe, radicare la presenza comunista, creare delle vere e proprie cellule operative. Nel caso specifico, le “toghe rosse”, la corrente di Magistratura democratica (che teorizzava la supplenza dei magistrati, il loro ruolo sociale, i pretori d’assalto e via dicendo), l’indottrinamento degli uditori e così via. Le prime mosse di Mani pulite, almeno a Napoli, sono state certamente concertate a Via dei Fiorentini, sede della federazione comunista, dove si incontravano i pm. Violante a Napoli aveva il filo diretto con un importante magistrato che, una volta in pensione, è poi passato alla politica. Era il suo referente. Poi è possibile che Violante si sia ravveduto. Non ho letto il libro, ma non mi sorprenderei se contenesse un’autocritica, tardiva ma sempre apprezzabile. È già accaduto con altri.  

  • 4) Una più efficace forma di responsabilità civile dei magistrati, la separazione delle carriere, una riforma in senso francese dell’ordinamento (con i pubblici ministeri subordinati al governo): che cosa potrebbe portare a un riequilibrio dei poteri in Italia?

Una riforma della giustizia penale dovrebbe reggersi su tre pilastri : una ampia depenalizzazione (il pan penalismo è uno dei principali motivi della paralisi della giustizia, eppure basterebbe applicare la massima de minimis non curat pretor), ed un altrettanto ricorso ai riti alternativi come in moltissimi Paesi europei e in nord America; la eliminazione della obbligatorietà dell’azione penale, che ormai è una finzione sotto cui si nasconde l’arbitrio del pm che nella montagna di pratiche sceglie quelle che gli possono dare più notorietà e far fare carriera; la separazione delle carriere, indispensabile per sottrarre la magistratura giudicante al condizionamento delle Procure  e garantirne la terzietà. Ma niente di tutto questo si farà mai, perché si tratterebbe di togliere potere alle Procure, di smantellare il “sistema” descritto nel libro, di riportare la giustizia al rango di servizio al cittadino e non di potere di una casta. Naturalmente spero di sbagliarmi. Ma vede, il fatto che del libro, non si parli, che la politica è muta, che una parte dei media è complice e l’altra è collusa, che, fino ad ora, non sia all’ordine del giorno di Camera e Senato neppure la istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sul modello P2, con poteri inquirenti, non mi fa essere ottimista. Però mai dire mai.

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