(Nelle foto Antonio Abbinante, Antonio Esposito e la fossa scavata per seppellire il presunto traditore)

Tradimenti, relazioni extraconiugali e trappole mortali all’ombra delle Vele: lo sfogo del ras Abbinante prima di finire in manette con l’accusa di tentato omicidio rivela il passo falso del clan

di Luigi Nicolosi

«Andiamo a parlare con la signora». E intanto la fossa tra le campagne alle porte di Marano era già stata scavata e le armi per l’esecuzione erano pronte. Sarebbe stata questa la trappola ordita dal clan Abbinante per eliminare l’affiliato reo di aver violato una delle “leggi” base di ogni organizzazione mafiosa: essersi avvicinato alla donna sbagliata. Precisamente alla moglie del ras detenuto Luigi Mari “’o tenente”. L’agguato non è andato a buon fine soltanto grazie alla tempestiva attività di indagine degli uomini della Squadra mobile, i quali il 16 aprile scorso, appreso cosa sarebbe dovuto accadere quella sera, misero in atto decine di posti di blocco tra Scampia, Secondigliano e l’hinterlan nord.

ad

Per quella vicenda, raggiunti da un decreto di fermo, sono finite dietro le sbarre cinque persone – una sesta, Arcangelo Abbinante, è però accusata solo di mafia – tutte a vario titolo ritenute coinvolte nel piano che avrebbe dovuto portare all’eliminazione di Luigi Rignante. L’ordine, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, sarebbe arrivato dal boss Antonio Abbinante, appoggiato nelle fasi organizzative dal pronipote Raffaele Abbinante e da Salvatore Morriale, Antonio Esposito e Paolo Ciprio. Morriale ed Esposito, figlio del boss detenuto Giovanni “’o muort”, sarebbero poi dovuti essere gli esecutori materiali dell’agguato.

Il clan del rione Monterosa ancora prima di finire in manette aveva però capito che le cose si stavano per mettere molto male. Il 18 aprile, infatti, la polizia individua la buca scavata dagli Scissionisti, una fosse rettangolare, trovata in via Cinque Cercole, lunga 175 centimetri e larga 90 centimetri. Il boss Antonio Abbinante e Paolo Ciprio ipotizzavano che gli inquirenti erano riusciti a capire le loro intenzioni tramite un video pubblicato su Tik tok nel quale si inneggiava al dominio del clan Abbinante a Scampia e alla sua capacità di eliminare i propri nemici. Circostanza, questa, che faceva andare su tutte le furie il ras che in quel momento si trovava ristretto agli arresto domiciliari con braccialetto.

Sul punto, ecco la conversazione intercettata dai detective della Mobile: «Che volevo dire, dobbiamo vedere sopra Tik Tok chi mette… chi mette la famiglia nostra, poi ve lo faccio sapere stesso più…», minaccia Ciprio, aggiungendo: «Uccidiamo, cose… mettono sopra Tik Tok, io non lo so…». Antonio Abbinante domanda quindi: «Ma chi è?». E incalza sulla scorta di un suo sospetto: «Ma non è che fosse il figlio di Olga? Che fa queste cose?». E ancora: «Talmente che vado in freva su queste cose…Io mo’ gli schiatterei la testa a questo che ha fatto queste cose! Così non ci vogliono bene, così ci rovinano a noi». Una previsione, quella dello storico ras del Monterosa, che di lì a poche settimane si è effettivamente rivelata corretta: sarebbe stato lui, infatti, oltre che il mandante del delitto, poi non consumatosi, anche l’indiscusso reggente della cosca scissionista.

Riproduzione Riservata