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Lo Stato restituisce al superhacker 350mila euro che gli erano stati sequestrati (foto di repertorio)

di Giancarlo Tommasone

Non più pirati solitari della rete, «eroi romantici ammantati di mistero» che attaccano il nucleo delle multinazionali e che mandano in tilt il sistema di banche e di agenzie di sicurezza. Piuttosto dei criminali tout-court assoldati dalle organizzazioni malavitose, camorra e ‘Ndrangheta in testa.

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Criminali cibernetici divisi
in squadre a cui sono affidati
i comparti in cui muoversi e agire

C’è chi ha il compito di azzerare i conti di privati e società, chi invece si occupa del reparto estorsione, chi attua frodi o è specializzato nel riciclaggio di capitali illeciti. Sempre in nome e per conto delle cosche. L’attività di hacking (termine che si traduce con pirateria elettronica) si è smarcata da tempo dal cliché della metà degli anni Ottanta, per svilupparsi strutturalmente in vere e proprie «società di servizi» a disposizione del miglior offerente. Come avviene per gli intermediari finanziari, gli hacker verrebbero retribuiti attraverso commissioni calcolate in percentuale sul totale del denaro «trattato».

E in molti casi i migliori offerenti
si chiamano camorra e ‘Ndrangheta

Non si tratta di spionaggio industriale o tra quello che avviene tra Stati nemici, si badi bene. La questione in Italia è molto più spicciola ed ha a che fare con il vile denaro. Gruppi di hacker che si insinuano nelle e-mail degli ignari malcapitati e di aziende, acquisiscono le credenziali bancarie e poi dirottano i soldi su conti intestati a prestanome, dietro cui si celano organizzazioni campane e calabresi.

Un’attività illegale (realizzata attraverso attacchi informatici, furto di identità
e sottrazione di dati finanziari e di codici
di accesso) contro la quale si schierano costantemente le forze dell’ordine,
in particolare la polizia postale

A cominciare dall’opera di prevenzione e di informazione al cittadino. Il bilancio del 2017 fa emergere il monitoraggio di più di settemila siti web; gli arresti sono stati 33, le persone denunciate, invece, 334. Molto denaro è stato pure recuperato, ma si tratterebbe di una parte non molto sostanziosa di quanto, si ipotizza, sarebbe stato incamerato complessivamente alle organizzazioni criminali. Durante lo scorso anno, la Polposta è riuscita a sequestrare e a riconsegnare ai titolari dei conti correnti «violati» poco più di 860mila euro.

La camorra investe in bitcoin per il riciclaggio

Naturalmente accanto all’attività di furto vero e proprio, bisogna tenere in considerazione anche quella, che grazie all’esperienza di hacker di professione si realizza con il riciclaggio di capitali illeciti. Qui però si entra in un campo più complesso, che ha a che fare anche con quello delle criptovalute. Comparto su cui, come è noto, si concentrano da tempo le attenzione e gli appetiti delle organizzazioni criminali italiane.

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