Raffaele Cutolo e Giovanni Pandico (nel riquadro)

LA STORIA DELLA CAMORRA Il fondatore della Nco ridimensiona il ruolo del sedicente «santista» dell’organizzazione criminale

Il discusso ex collaboratore di giustizia, Giovanni Pandico (classe 1944), anche detto ’o pazzo, nel corso delle sue numerose dichiarazioni (che si riveleranno per la quasi totalità, fantasie e calunnie), ha pure affermato di essere tra i vertici della Nuova camorra organizzata, un capo, addirittura un santista, vale a dire componente della cerchia strettissima formata dai più fidati uomini di Raffaele Cutolo. Fatto, quest’ultimo, che lo stesso padrino di Ottaviano ha sempre bollato come una delle tante invenzioni, che sarebbero uscite «dalla mente di un pazzo-scemo».

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Ma allora, chi era in realtà Pandico, e quale presunto ruolo avrebbe avuto all’interno della Nco? Nel corso di uno dei tanti processi a cui ha preso parte come imputato, Raffaele Cutolo – nel caso specifico, quello imbastito per l’omicidio di Vincenzo Casillo -, il fondatore della Nco, dice del sedicente santista: «Pandico non ha mai conosciuto Casillo, il suo ruolo era limitato alla redazione di circa 200 lettere dattiloscritte che io indirizzavo, in risposta, a tanta povera gente che chiedeva aiuti o lavoro».

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all’arsenico per avvelenare Raffaele Cutolo

«Ho conosciuto Pandico nel carcere di Poggioreale – fa mettere a verbale, Cutolo –, successivamente lui fu trasferito a Lecce da dove continuò a scrivermi due o tre lettere, poi l’ho incontrato di nuovo ad Ascoli». In questa ultima occasione, afferma ancora Cutolo, «Pandico, incontrandomi durante l’ora d’aria, mi disse: “Vi ringrazio di avermi fatto picchiare”. Aveva infatti delle ecchimosi sul volto, io gli risposi che non avevo mai dato alcun ordine del genere, e in seguito a questo episodio i nostri rapportidivennero più buoni, e quando lui passò alla mia sezione, lo impiegai per scrivere le lettere di cui ho parlato». «Se Pandico fosse stato un mio amico intimo, come lui dice, io fin dai tempi della latitanza, ma anche dal carcere, lo avrei aiutato economicamente come tanti altri», aggiunge Cutolo, descrivendo il rapporto con Giovanni Pandico.

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