Il boss Raffaele Cutolo e il figlio Roberto durante una intervista televisiva

L’obiettivo era quello di «stravolgere la mappa tradizionale della malavita organizzata»

di Giancarlo Tommasone

L’obiettivo, secondo il sedicente portavoce della Nca (Nuova camorra autonoma) che nel pomeriggio del 27 gennaio del 1983, contatta la redazione napoletana dell’Ansa, è quello di «calmierare il prezzo delle tangenti da imporre ai commercianti». Proprio così, avete capito bene. Può capitare anche questo negli anni Ottanta, che vedono il sanguinoso scontro tra la Nco di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia, confederazione di clan avversi al professore di Ottaviano. Quel pomeriggio di oltre 37 anni fa, un uomo, che dice di parlare in nome e per conto di «qualificati ed influenti ambienti camorristici», annuncia la «costituzione, alla scadenza dei due giorni di serrata dei commercianti (in atto in quel periodo), dell’organizzazione ‘Nuova camorra autonoma’».

ad
L’ordine di Raffaele Cutolo: gli agenti
non devono toccare mia figlia

Ma qual è lo scopo principe per cui nasce questa fantomatica sigla malavitosa? Lo spiega il portavoce, che si esprime con una lieve inflessione dialettale napoletana. «La Nca – racconta al redattore che ne raccoglie la testimonianza al telefono – intende operare sia in città (il capoluogo partenopeo) che in provincia, allo scopo di stravolgere la mappa tradizionale della malavita organizzata specializzata nelle estorsioni, che attualmente registra il predominio del clan Cutolo e della Nf». E dunque, proponendosi come una sorta di agenzia di servizi, alternativa a Nco e Nuova famiglia. Il portavoce della Nca intima «ai commercianti e agli operatori economici non legati con versamenti di tangente ad una o a entrambe le organizzazioni citate, di aderire subito alla Nca, per essere protetti. Perché l’organizzazione (che lui rappresenta) si propone con azioni clamorose di annientare i ‘boss’ dello strapotere camorristico».

Leggi anche / Cutolo è definitivamente
solo, mai più un abbraccio con sua figlia

Secondo quanto spiega «l’agente di commercio» che si occupa di sponsorizzare la nuova sedicente entità malavitosa, «emissari della Nca hanno già preso contatti telefonici con negozianti di Via Vittoria Colonna, Via dei Mille, e del Vomero accertando che i titolari di molti esercizi che in questi ultimi due giorni hanno esposto sulle serrande la scritta “Chiuso per camorra” sono ancora titubanti circa il versamento di contributi in cambio di un serio ed essenziale servizio per la tutela fisica e patrimoniale che non può essere assicurata se non da una organizzazione capillare e decisa che si propone di calmierare il prezzo delle tangenti. Questo si impone anche per la decisione di molti titolari di esercizi di chiedere la cessazione di ogni attività in seguito alle sproporzionate somme richieste».

Il caso / La lettera del «santista» di Cutolo:
liberate la bambina o vi ammazziamo

Dunque, conclude il portavoce della Nca, si deve passare a versare il pizzo alla Nuova camorra organizzata, anche in virtù di un aspetto, considerato di primaria importanza. «Molte volte si impone la tangente (in maniera indiscriminata) attraverso modalità che non prevedono preventive informazioni sulla reale attività e sullo stato patrimoniale del soggetto censito. Tale modalità è seguita da Nuova camorra organizzata e Nuova famiglia, le quali non tengono conto (come gli strozzini) del basso reddito nell’area napoletana», conclude il sedicente portavoce della Nca.