Il boss della Nco Raffaele Cutolo

di Francesco Vitale

E’ stanco di vivere Raffaele Cutolo, stanco, perché il suo unico motivo per andare avanti è rappresentato dall’abbraccio della figlia Denise (nata nel 2007), abbraccio che tra qualche mese, secondo i dettami del 41bis, non potrà più ricevere. La figlia, il padrino di Ottaviano, dopo 55 anni passati in prigione (la maggior parte dei quali, 39, trascorsi in isolamento), dal prossimo novembre, potrà vederla soltanto attraverso uno spesso vetro che distanzia due mondi, quello degli uomini liberi e quello dei reclusi come lui, condannati a passare pure l’ora d’aria da soli.

«Tra pochi mesi non potrò più abbracciarla, preferisco un’iniezione letale», dice il boss a uno dei suoi avvocati storici, Gaetano Aufiero. La conversazione nel «limbo» dell’Area riservata del penitenziario di Parma, è stata raccolta da Paolo Berizzi del quotidiano «la Repubblica». Risale al 4 maggio scorso. Cutolo viene descritto molto provato, quasi calvo,  una maglione marrone, sotto una camicia a quadri.

Tra qualche mese,
Denise compirà
12 anni e secondo
i dettami del 41bis,
il boss di Ottaviano
non potrà avere visite
da parte della figlia,
se non attraverso un vetro

L’unico contatto umano, nel senso pieno del termine, che ha potuto avere in più di 11 anni, è quello con Denise, nata con l’inseminazione artificiale, unione «sintetica» con Immacolata Iacone, la moglie, che oggi ha 55 anni. Perché il «professore» (come è meglio conosciuto all’anagrafe di camorra) ha diritto a una visita con la figlia ogni due mesi, per pochi minuti (come raccontò Iacone a Stylo24, nel corso dell’intervista pubblicata il 31 luglio del 2017). L’unica notizia che ha avuto ultimamente è quella relativa alla morte di uno dei suoi nemici più acerrimi, Mario Fabbrocino, che ha passato gli ultimi anni della sua vita in una cella a pochi metri da quella di Cutolo. Per il resto niente giornali, niente di niente.

Il divieto di accedere a giornali
e di poter avere una copia del libro
che ha da poco scritto e dedicato a Denise

L’avvocato Aufiero racconta anche dell’impossibilità del fondatore della Nco di poter avere una copia del libro di poesie appena scritto e dedicato a Denise. «A luglio impugnerò il 41bis (che dal 1992 viene rinnovato ogni due anni)», annuncia l’avvocato. Che poi aggiunge come sia giusto che il suo assistito paghi le sue pene, «anche se dopo tanti anni di carcere, forse una riflessione su una modalità di detenzione diversa è ipotizzabile».

La cella del boss è descritta, attraverso le parole di Aufiero  «adornata» da cinque fotografie, «due Papi (Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II), la madre, la moglie con la figlia, lui con la figlia». Dei segreti che quasi sicuramente porterà con sé anche quello relativo al caso Moro, certamente la vicenda più controversa e misteriosa della storia italiana degli ultimi 40 anni. «Mi ha fermato Gava, e Cossiga non ha voluto incontrarmi», dice Cutolo all’avvocato Aufiero. Ma ora non importa, è un argomento secondario.

I segreti del fondatore della Nco
Il mistero del caso Moro

Come la camorra, «che oggi – confida al suo legale – è una guerra impazzita senza più regole di ingaggio. Io voglio pagare fino in fondo per il male che ho fatto. Non chiederò mai sconti. Ma lasciatemi abbracciare mia figlia». Una figlia, Denise, che tra poco non potrà sfiorare il padre e il pensiero spinge il boss di Ottaviano ad affermare: meglio morto che poterla vedere solo attraverso un vetro.