Angelo e Lorenzo Nuvoletta

Il collaboratore di giustizia Ferdinando Cataldo sul clan Nuvoletta: al vertice della mafia maranese c’era Angelo, il fratello Lorenzo era coordinatore

Della struttura mafiosa, piuttosto che camorristica, e dell’appartenenza del clan Nuvoletta di Marano a Cosa Nostra, rende dichiarazioni anche il collaboratore di giustizia Ferdinando Cataldo, nel corso dell’interrogatorio datato 19 ottobre 1996. Cataldo, già fedelissimo del boss Valentino Gionta, diventerà poi supertestimone nel processo per l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani. Le dichiarazioni del pentito, sono allegate agli atti di una inchiesta contro il clan Polverino. Nel corso della deposizione in oggetto, Cataldo evidenzia pure i primi dissapori tra Giuseppe Polverino (alias Peppe ’o barone) ed il clan Nuvoletta.

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Ma verticalizzando sull’organizzazione criminale che ha la sua storica roccaforte a Poggio Vallesana, Cataldo spiega: «Questa era strutturata nel seguente modo: Angelo Nuvoletta era “capo di Cosa Nostra” (in Campania, ndr); sottocapo era Pasquale Liccardo, cugino dei Nuvoletta; Gaetano Lubrano detto “Pugacioff” era consigliere; coordinatore era Lorenzo Nuvoletta che occupava una posizione immediatamente inferiore a quella di Angelo; capidecina erano Luigi Baccante detto “Maurizio Baccante” e Francesco Vasto detto “o’ baccalaiuolo”. Mattia Simeoli non aveva un ruolo nella gerarchia della organizzazione: egli si occupava degli affari del clan ed in particolare degli appalti nel settore dell’edilizia. Proprio il suo ruolo, che gli imponeva di spostarsi continuamente per curare gli interessi del gruppo, aveva impedito di attribuirgli uno specifico grado nell’assetto dell’organizzazione, pur dovendo riconoscere allo stesso un ruolo di estrema rilevanza, specie come consigliere di Angelo e Lorenzo Nuvoletta».

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Il ruolo dei Polverino

Per quel che riguarda Antonio e Giuseppe Polverino, sottolinea il collaboratore di giustizia, «erano affiliati ai Maranesi, pur non essendo uomini di “Cosa Nostra”, almeno fino a quando io non sono stato arrestato».