Il magistrato per lungo tempo in prima linea nelle indagini sul clan dei Casalesi trasferito per incompatibilità ambientale.

Scatta il trasferimento d’ufficio, per incompatibilità ambientale, nei confronti del pm della Procura nazionale antimafia Cesare Sirignano, anche lui intercettato dal trojan iniettato nel cellulare di Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm e potente ‘ras’ di Unicost – la corrente moderata della magistratura – finito sotto inchiesta a Perugia e sospeso da stipendio e funzioni per aver tentato di condizionare le nomine nelle procure.

A deciderlo è stato il Csm con un voto a larghissima maggioranza, 21 voti favorevoli a fronte dei tre espressi dai togati di Unicost che chiedevano di archiviare il procedimento a carico di Sirignano, che negli scambi con Palamara si informava sul risiko delle procure, in particolare quella di Perugia, per conto di un altro collega, e commentava con l’interlocutore l’estromissione di Nino Di Matteo dalla Procura nazionale retta da Federico Cafiero de Raho. E’ l’ennesima ‘vittima’ dello strascico di contatti e conversazioni che Palamara era solito non cancellare dal suo telefonino e che ha trascinato nel gorgo non solo molti consiglieri del Csm, ma anche toghe di prestigio come l’ex Procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio.

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Adesso, Sirignano dovrà indicare alla Terza commissione di Palazzo dei Marescialli una rosa di sedi dove vuole andare, come magistrato ‘semplice’, bisognerà vedere quali sono i posti liberi.

“Per un anno intero – ha dichiarato Sirignano sul suo profilo Facebook- ho continuato a lavorare nell’interesse dello stato e dei cittadini difendendomi da attacchi ingiusti ed infondati in una procedura i cui atti dimostravano esattamente il contrario e che ancora oggi non si conoscono. Pensavo che i sacrifici di una vita fatti senza mai ricercare il consenso o sfruttarne il peso, avrebbero contato ed avrebbero creato uno scudo su cui ricostruzioni a dir poco infondate sarebbero rimbalzate e tornate indietro. Sono molto preoccupato perché invece il giustizialismo ed il populismo, l’ipocrisia, una grave ipocrisia, l’uso strumentale della stampa hanno annientato , distrutto lo scudo e colpito il bersaglio. Quando ci si renderà conto di quello che è accaduto – ha concluso – realmente sarà troppo tardi”.